Nell’anno scolastico 2022-2023 aumentano gli alunni con disabilità, ma l’inclusione resta un obiettivo lontano tra carenze strutturali e discontinuità nel sostegno.
Nell’anno scolastico 2022-2023, secondo i dati ISTAT, la scuola italiana ha accolto quasi 338mila studenti con disabilità, pari al 4,1% del totale, segnando un aumento del 7% rispetto all’anno precedente. Nonostante i passi avanti, l’inclusione è ancora lontana, con difficoltà strutturali che penalizzano l’accesso e la partecipazione degli alunni più fragili.
Il rapporto tra alunni e insegnanti di sostegno (1,6) è migliorato rispetto al limite di legge, ma il 30% degli insegnanti proviene da liste curricolari senza formazione specifica. La discontinuità didattica è un altro punto debole: il 60% degli alunni cambia insegnante di sostegno ogni anno e quasi il 10% subisce cambi durante l’anno scolastico.
Per quanto riguarda la partecipazione scolastica, il 62% degli alunni con disabilità non partecipa alle gite con pernottamento, con percentuali che arrivano al 72% nel Mezzogiorno. Solo il 48% degli alunni con disabilità prende parte ad attività extrascolastiche, con numeri particolarmente bassi nelle scuole superiori. Tuttavia, il 92% degli studenti con disabilità partecipa alle lezioni di educazione fisica, seppur con differenze geografiche.
Sul fronte dell’accessibilità, solo il 40% delle scuole è accessibile per le persone con disabilità motorie, con il Mezzogiorno che risulta particolarmente penalizzato. Una scuola su tre, infatti, denuncia una dotazione insufficiente di postazioni informatiche adattate, fondamentali per la didattica inclusiva.
Anche la stesura del Piano Educativo Individualizzato (PEI) presenta delle criticità: sebbene il 90% delle famiglie sia coinvolto, il 25% dei documenti non è pronto entro il 31 ottobre, penalizzando la pianificazione didattica, specialmente nelle scuole superiori.
In conclusione, nonostante le promesse e i fondi del PNRR per abbattere le barriere e migliorare la digitalizzazione, l’inclusione scolastica in Italia richiede ancora sforzi significativi per garantire il diritto a un’istruzione equa e inclusiva per tutti gli alunni.
Insegnanti non specializzati e supporti carenti: troppi ostacoli per l’inclusione scolastica
“L’impressione è che sicuramente non si fanno passi avanti, ma che le poche conquiste spesso vengono messe in discussione – ci dice Alessandro Chiarini, Presidente CONFAD – Coordinamento Nazionale Famiglie con Disabilità – c’è un evidente clima di precarietà dei pochi diritti acquisiti dagli studenti con disabilità. Spesso tutto è provvisorio, ogni anno si ricomincia da capo. Anno nuovo, problemi vecchi e anche in aumento; evidenziamo la grave carenza di insegnanti di sostegno nelle scuole italiane, un problema che colpisce in particolare le famiglie con studenti con disabilità.
Le famiglie denunciano che i diritti dei loro figli vengono compromessi da logiche ragionieristiche che privilegiano il risparmio economico rispetto al benessere educativo. La mancanza di personale specializzato non solo ostacola l’inclusione scolastica, ma crea anche un clima di incertezza e frustrazione tra genitori e studenti. Sono indispensabili interventi urgenti per garantire un adeguato supporto e formazione per gli insegnanti, l’istruzione è un diritto fondamentale. La situazione attuale è insostenibile e richiede un cambio di rotta da parte delle istituzioni per tutelare i diritti degli studenti con disabilità”.
Scuola e inclusione: testimonianze di chi vive le difficoltà ogni giorno
L’avvio dell’anno scolastico per molti studenti con disabilità e le loro famiglie è quindi tutt’altro che sereno. E sono diverse le testimonianze che raccontano le carenze di un sistema che dovrebbe garantire a tutti pari opportunità, ma che invece si scontra con ritardi, mancanze e inefficienze. Dai problemi legati alle nomine degli insegnanti di sostegno alla riduzione delle ore di assistenza, queste storie dipingono un quadro che evidenzia quanto ancora ci sia da fare per una scuola davvero inclusiva.
Ecco alcune delle problematiche più segnalate:
Inizio dell’anno scolastico inadeguato: dopo tre mesi di pausa estiva, a settembre la scuola ha riaperto senza le nomine definitive degli insegnanti di sostegno e senza il necessario lavoro preliminare di coordinamento tra famiglia, terapisti e insegnanti. Questo compromette sin da subito un avvio sereno e organizzato, rendendo difficile fornire un’adeguata assistenza ai ragazzi.
Nomine di insegnanti di sostegno in maternità: capita spesso che venga nominato un insegnante precario che è già in maternità o non disponibile per l’intero anno. Questa pratica comporta continui cambi di personale e la necessità di ricominciare da capo ogni volta. Le famiglie spesso si trovano costrette a intervenire a proprie spese con operatori privati per supportare la scuola, ma poi vedono il loro lavoro vanificato dai cambi costanti di insegnanti. La legge sulla continuità rimane in attesa di un decreto attuativo che faccia davvero la differenza.
Insegnanti di sostegno non specializzati: è urgente l’introduzione di un obbligo di specializzazione per chi lavora sul sostegno. La selezione da graduatorie, spesso fatta senza considerare le reali competenze, porta nelle classi persone che, per quanto volenterose, sono impreparate al delicatissimo ruolo che devono svolgere.
Riduzione delle ore di sostegno: durante il ciclo scolastico, mentre il monte ore complessivo aumenta, le ore di sostegno si riducono. Questo non è il modo di fare inclusione. Molti studenti con gravi disabilità necessitano di assistenza continua 1:1, ma ricevono solo una parte delle ore necessarie. Ad esempio, alle scuole medie, su 32 ore settimanali, lo studente con disabilità ha spesso solo 18 ore di sostegno e 5 di educativa, lasciando così un grosso vuoto da colmare. Le famiglie si trovano spesso costrette a tenere i figli a casa o a lottare affinché la scuola li accolga.
Barriere architettoniche: molte scuole non sono dotate di ascensori, rampe o servizi igienici idonei. Mancano spesso anche i materiali di base, come stampanti, computer o videoproiettori, necessari sia per gli studenti con DSA che per quelli con altre disabilità. Le cosiddette “aule di sostegno”, quando presenti, sono spesso relegati a spazi angusti e inadatti.
Testi scolastici e uso della tecnologia: la maggior parte dei testi ha una parte interattiva, ma l’uso dei dispositivi in classe è spesso vietato da circolari ministeriali, impedendo così agli studenti di sfruttare le risorse digitali a loro disposizione. Inoltre, molti docenti continuano ad applicare metodi d’insegnamento superati, limitando le potenzialità di strumenti che potrebbero rendere la lezione più accessibile e interessante per tutti.
Piani Educativi Individualizzati minimi: la presenza di insegnanti di sostegno non specializzati e il diffuso disinteresse da parte degli insegnanti di classe porta spesso alla stesura di PEI con obiettivi minimi. Questo non sfrutta pienamente le potenzialità degli studenti con disabilità e rende ancora più difficile costruire relazioni significative con i compagni e il personale scolastico. Anche i materiali didattici e di laboratorio scarseggiano, e spesso le famiglie devono pagare un contributo “volontario” che, di fatto, è obbligatorio.
Integrazione e inclusione: manca un lavoro strutturato di inclusione da parte di tutti i docenti, affinché l’integrazione diventi naturale anche per i compagni di classe, sia durante le lezioni che nelle attività extrascolastiche. La tanto decantata inclusione rischia di restare solo una bella parola, mentre lo studente con disabilità continua a essere trattato come un elemento a parte.
Si parla tanto di inclusione, ma la realtà dei fatti racconta una storia diversa. Lo studente con disabilità, pur essendo parte della classe, rimane spesso isolato, lontano dalla vera esperienza di integrazione e crescita comune.
