I disturbi relativi al comportamento alimentare e nutrizionale sono complessi e variegati. Ne fanno parte varie declinazioni che rappresentano di certo un fattore rilevante nelle disabilità giovanili con un elevato rischio di mortalità.
I disturbi di questo genere, secondo il Manuale Diagnostico e Statistico Dei Disturbi Mentali DSM 5, si distinguono in anoressia nervosa, disturbo evitante/restrittivo dell’assunzione di cibo, disturbo da alimentazione incontrollata, bulimia nervosa, pica e disturbo di ruminazione.
L’Anoressia nervosa, come tutti i relativi disturbi dell’alimentazioni, modifica sostanzialmente il consumo e l’assorbimento di cibo andando a peggiorare il buon funzionamento fisiologico del corpo con ripercussioni sulla vita sociale e psicologica.
La sua eziologia è tuttora sconosciuta. L’anoressia nervosa è di certo un disturbo che colpisce maggiormente il sesso femminile. Nasce da fattori interni, ma ha soprattutto origini sociali. Nelle nostre società occidentali essere obesi o sovrappeso è un difetto, spesso ridicolizzato. La forsennata ricerca di un corpo magro e tonico, nella comune visione perfetto, è invece il desiderio dilagante per moltissimi ragazzi, un termine di paragone e un obiettivo cui mirare che dilaga sempre più anche tra i bambine e bambini in età ancora infantile.
COME INIZIA L’INCUBO DELL’ANORESSIA NERVOSA
Ma come inizia l’Anoressia nervosa? Quali sono i sintomi o meglio gli alert che devono essere presi in considerazione prima del tempo e che possono aiutare a contrastare questo disturbo comportamentale della nutrizione?
Quando abbiamo a che fare con una ricerca forsennata di dimagrimento, quando il nostro corpo non ci rappresenta più e lo sentiamo inadeguato, quando la paura di ingrassare è in fase compulsiva, quando la nostra immagine riflessa è la sua moltiplicazione, l’ingrandimento di quella reale, siamo spinti da un’irrefrenabile voglia di non acquisire nutrimenti e cibi.
Quando succede questo, o qualcosa tra queste cose, possiamo pensare di essere affetti da un disturbo comportamentale riferito ad Anoressia nervosa. In alcuni casi, quelli più gravi, l’Anoressia nervosa conduce a ricercare la magrezza assumendo cibo ma espellendolo quasi contestualmente con il vomito autoindotto. A differenza della precedente edizione del DSM, l’amenorrea, ossia la perdita del ciclo mestruale, non è più considerata fondamentale nella diagnosi dell’Anoressia nervosa.
LA MENZOGNA ALLA BASE DELL’ANORESSIA NERVOSA
A differenza del disturbo dell’assunzione di cibo evitante e restrittivo, caratterizzato da una limitazione del cibo, con importanti carenze in termini nutrizionali, l’Anoressia nervosa prevede una preoccupazione costante, ossessiva, per l’immagine, il corpo, l’espressione che di esso ne facciamo all’interno della comunità a cui apparteniamo.
Chi è affetto da questo disturbo in genere acquisisce strumenti per aggirare consciamente, quasi attraverso strategie, il problema che diventa sempre più chiaro ed evidente con il dimagrimento eccessivo. La menzogna sui nostri comportamenti è uno strumento valido di cui ci serviamo per non modificare assetti precostituiti soprattutto all’interno del nucleo familiare.
Quando inizia l’anoressia nervosa è probabile che abbia dato evidenti segnali, prima, che sono stati sottovalutati dal mondo adulto, e sono quelli che spingono a:
- evitare i pasti
- mangiare prima del tempo, prima degli altri,
- mangiare in solitudine,
- elaborare una ossessione sul conteggio delle calorie dei cibi,
- alzarsi da tavola immediatamente per andare in bagno,
- assumere farmaci o integratori che riducono il senso di fame, come barrette, liquidi e tisane diuretici e lassativi,
- guardarsi allo specchio con disapprovazione.
LE CONSEGUENZE DELL’ANORESSIA NERVOSA
Da questi primi segnali di disturbo comportamentale derivano problemi fisici, più gravi, inizialmente ridotti alla conseguenza di una consueta giornata di stress, come vertigini, capogiri. Ma perdere i capelli, riconoscersi una pelle più secca e meno idrata, vedersi le ossa al netto di muscoli e sostanza, è una conseguenza di queste pratiche che tendono ad abolire lentamente il proprio corpo.
LE ORIGINI DELL’ANORESSIA NERVOSA
Spesso l’Anoressia nervosa, come ogni problema derivato dal disturbo del comportamento, può essere ricondotta a problemi psicologici originari, quali depressione, mancanza di autostima, alcolismo, autolesionismo, ansia e disturbi di altro genere.
Un’altra caratteristica che è tipica di questo genere di disturbo alimentare è la ricerca spasmodica nei confronti della perfezione estetica. Si ricorre in modo ossessivo all’attività fisica, anche a livello casalingo, e diventa quasi ininterrotta, irrefrenabile.
Scrive l’Istituto Superiore di Sanità (ISS) sul suo portale di informazione sanitaria: «L’anoressia nervosa (AN) è un disturbo mentale grave. Le persone che si trovano in questa condizione cercano di mantenere il proprio peso corporeo il più basso possibile attraverso una forte restrizione dietetica, inducendosi il vomito e praticando un’intensa attività fisica».
SEMPRE PIÙ GIOVANI
Sul versante epidemiologico la prevalenza dell’anoressia nervosa si aggira allo 0.9% nel genere femminile, in quello maschile la percentuale è dello 0.3. Per i giovani la prevalenza dei disturbi della nutrizione e dell’alimentazione aumentata in concomitanza con l’adolescenza, ma i sintomi risalgono all’infanzia.
Col tempo, infatti, il gap temporale si è ristretto e sempre più giovanissimi sviluppano questo senso di inadeguatezza nei confronti del proprio fisico assumendo come pratica quotidiana relativi comportamenti di anoressia nervosa. Tra i 10 e i 13 anni ormai la sintomatologia è pari a quella della popolazione adolescenziale.
Evidenze cliniche hanno dimostrato nel corso degli anni e degli studi che i soggetti con disturbi alimentari di anoressia nervosa sono puntuali nel ritenersi inadeguati, inopportuni. Questo è dovuto spesso a un importante processo di critica indotta verso se stessi da parte dei propri simulacri genitoriali.
CANCELLARSI
È solo l’obiettivo rilevante della ricerca di perfezione maladattiva, cioè che si basa psicologicamente su qualcosa di inesistente e irraggiungibile, che conduce l’anoressico e l’anoressica a vivere tratteggiando ogni giorno fasi di un percorso che cancella il proprio corpo lentamente fino al suo completo annullamento.
Il controllo sul cibo, i divieti imposti, il vomito indotto sono clausole di un contratto diabolico che vede cancellare la propria individualità anche nella realizzazione individuale e sociale.
La terapia cognitivo comportamentale migliorata è considerato il trattamento psicologico con migliori effetti positivi su questo disturbo. Anche l’auto-aiuto guidato o puro sono risultati efficaci nel determinare miglioramenti soprattutto nei pazienti meno gravi.
SI PUÒ GUARIRE DALL’ANORESSIA NERVOSA?
Secondo l’APA (American Psychiatric Association) solo un stretta percentuale di pazienti affetti da anoressia nervosa riescono a guarire completamente. In tutti gli altri casi, pur ottenendo buoni risultati con un sostanziale miglioramento di vita, continuano ad avere un rapporto conflittuale con il cibo. È quasi dato per scontato che prima si interviene sul caso e maggiori e più nette sono le possibilità di vincere contro questo nemico invisibile e autodistruttivo.
In alcuni casi è fondamentale incrociare il percorso terapeutico individuale con quello familiare, soprattutto nei casi più precoci di anoressia.
ANORESSIA: TESTIMONIANZE DEI GENITORI
L’Anoressia nervosa, quando nasce e si sedimenta nella mente di un individuo, non ha effetti solo sul singolo, ma inevitabilmente cade come un macigno gigante sull’intera famiglia che spesso senza strumenti né difese deve combattere contro i suoi stessi figli.
«La nostra vita, la vita di tutti i componenti la famiglia, è cambiata» è una delle tantissime testimonianze di genitori che hanno una caso in famiglia affetto da anoressia nervosa. Anche stare a tavola, se prima poteva essere un momento di incontro, di serenità, di conforto nel nutrimento materno, con l’avverarsi dell’Anoressia nervosa diventa nemica del giorno, della vita stessa.
Molti genitori di ragazzi anoressici hanno riscontrato la stessa identica ossessione nei confronti del conteggio delle calorie dei singoli ingredienti, della cottura dei cibi, una sfiducia nei confronti di chi ci nutre perché potrebbe preparare piatti e pietanze “troppo grasse e condite”, la selezione attenta e accurata delle singole foglie di insalata, la corsa che non è mai abbastanza veloce, abbastanza brucia-calorie, la precisione che manca di molte bilance pesa persone, quegli specchi da cambiare perché «ingigantiscono».
Testimonianze che si moltiplicano drammaticamente in un mondo, soprattutto dedito al troppo benessere e alle comodità, che non si dimentica di farci apparire come vuole tralasciando invece di insegnarci ad amarci per ciò che siamo.
Se hai un disturbo alimentare, o un tuo parente, puoi contattare il Numero Verde S.O.S. Disturbi Alimentari 800.180.969 dell’Istituto Superiore di Sanità.
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Bibliografia:
- American Psychiatric Association (2015). DSM-5. Raffaello Cortina Editore: Milano.
- Harrison, A., Sullivan, S., Tchanturia, K., & Treasure, J. (2009) Emotion recognition and regulation in anorexia nervosa. Clinical Psychology & Psychotherapy, 16, 348-356.Macht, M. (2008).
- State of Mind – www.stateofmind.it
- IsSalute: www.issalute.it
- in Therapy: www.intherapy.it
