Prima cala il rendimento scolastico. Poi si smette di mangiare. Ci si isola. Si arriva a farsi del male o a ideare il suicidio. Sono i sintomi di una patologia? No, di un fenomeno sociale, il bullismo, che incide sulla salute mentale dei giovani, che sta continuando a crescere nonostante maggiore consapevolezza, leggi chiare, film, movimenti, articoli giornalistici e varie narrazioni.
I numeri non mentono: secondo l’ISTAT, nel 2023, il 68,5% dei ragazzi tra gli 11 e i 19 anni – 5 milioni e 140 mila in Italia – ha subito almeno un episodio offensivo, aggressivo o di esclusione nell’ultimo anno. Per il 21% di loro questi episodi si ripetono più volte al mese, mentre per l’8% la frequenza è almeno settimanale.
Un rapido conto: poco più di un milione riceve vessazioni mensili, poco più di 400.000 ragazzi le ricevono ogni settimana.
Come si fa a ignorare numeri di questa portata?
Abbiamo provato a rispondere nella “Bullismo a scuola: perché si continua a fare finta di niente?” tramesso online lo scorso 4 settembre, cercando di affrontare senza filtri uno dei fenomeni più sottovalutati del mondo scolastico italiano. L’incontro ha riunito esperti, testimoni diretti e operatori del settore per analizzare un problema che, nonostante l’apparente attenzione mediatica, continua a crescere sotto silenzio. Alla discussione hanno partecipato Valentina Giacalone, 22 anni, ex vittima di bullismo e fondatrice insieme alla madre Filomena Cervo del progetto “Non Solo Moda”; Francesco D’Amelio, avvocato esperto in diritto minorile; Anna Faragò, psicologa specializzata in bullismo scolastico, e Paola Bortoletto, presidente dell’Associazione Nazionale Dirigenti Scolastici.
Qui potete rivedere la registrazione:
Quattro anni di inferno: la testimonianza di Valentina
La storia di Valentina rappresenta un caso emblematico di come il bullismo possa trasformarsi da apparente “scherzo” a vera e propria tortura psicologica. Studentessa di un istituto per la moda, la ragazza ha subito per quattro anni vessazioni sistematiche. “Ci siamo ritrovate sole io e la mia amica, escluse e derise da tutti -racconta Valentina – ogni parola, ogni cosa che dicevamo veniva ridicolizzata”. L’impatto sulla vita quotidiana è stato devastante: durante l’ora di educazione fisica, Valentina e l’amica si nascondevano nello spogliatoio per evitare i lanci di palloni e le umiliazioni. Nonostante i tentativi di denunciare la situazione, la risposta dell’istituto è stata inadeguata. Particolarmente significativo è l’episodio del tema in classe: “Un giorno ci hanno chiesto di scrivere un tema su come ci sentissimo nella nostra classe. Ho deciso di parlarne per la prima volta in modo scritto”, spiega Valentina. “Mi hanno dato un sei e non mi hanno chiesto niente, hanno fatto finta di nulla.”
I segnali ignorati dalla scuola e intercettati dalla madre
La madre di Valentina, Filomena Cervo, a un certo punto ha capito che qualcosa non quadrava. Valentina non le diceva nulla, per paura e per vergogna (atteggiamento tipico delle vittime di bullismo che si sentono responsabili di quanto accade loro). “Il primo segnale che ho notato è stato il calo del rendimento scolastico. Lei aveva cominciato questo percorso con tanto entusiasmo, poi sembrava che di questa scuola non ne volesse più sapere. Poi ha cominciato a non mangiare e a dimagrire. Ma la cosa più strada di tutte era che frequentasse nessuno della sua classe.”
Quando Filomena si è rivolta alla scuola, la risposta è stata sconfortante: “Mi hanno risposto che Valentina era una ragazza ipersensibile, di prenderla solo come uno scherzo. Cercavo di spiegare che non si trattava di uno scherzo perché c’era un malessere fisico, ma dall’altra parte avevo solo la risposta che lei si doveva rafforzare, che doveva farsi una corazza.”
La definizione scientifica del bullismo
La psicologa Anna Faragò ha fornito un quadro scientifico del fenomeno, sottolineando come il bullismo sia “un fenomeno giovane” dal punto di vista della ricerca: “In Italia si parla di bullismo dagli anni 90′ e uno psicologo svedese iniziò a parlarne più o meno 45 anni fa.”
La definizione è precisa: “Bullismo non è un insulto, non è un episodio sporadico. È un’aggressione intenzionale che viene rivolta da un singolo ragazzo o da un gruppo nei confronti di un altro ragazzo con una frequenza regolare nel tempo. Per avere bullismo dobbiamo avere squilibrio di potere, vuol dire forti contro deboli.”
La psicologa ha evidenziato un aspetto cruciale emerso dalle ricerche più recenti: “Una delle caratteristiche principali dei bulli sembra essere una mancanza di empatia, una freddezza a livello emotivo. È come se chi mettesse in atto questi comportamenti avesse una difficoltà nel comprendere l’altro, nel comprendere il mondo emotivo dell’altro.”
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Le conseguenze sulla salute mentale
L’impatto del bullismo sulla salute mentale delle vittime è devastante e documentato scientificamente. Come spiega la dottoressa Faragò: “Chi è vittima di bullismo va incontro a una certa insoddisfazione scolastica, il rendimento subisce un calo, si hanno sintomi molto simili a un disturbo post-traumatico. Si evita la scuola, si hanno pensieri negativi, il ragazzo si convince di essere sbagliato, si arriva ad avere un’ideazione suicidaria.”
Valentina conferma questa analisi con la sua esperienza diretta: “Ho iniziato a colpevolizzarmi del male che mi stavano facendo e quindi l’ho vissuta davvero male. Sono arrivata anche ad avere un rapporto brutto col mio corpo, con il cibo, perché ho iniziato ad avere disturbi alimentari.”
Tuttavia, sottolinea la psicologa, anche i bulli non rimangono incolumi: “Sono ragazzi incapaci di controllare le emozioni, hanno un mondo dirompente, sono ragazzi a rischio di manifestare poi in età avanzata disturbi della condotta, condotte delinquenziali.”
Il ruolo della scuola e i nuovi strumenti normativi
Paola Bortoletto, presidente dell’Associazione Nazionale Dirigenti Scolastici, ha illustrato l’evoluzione normativa degli ultimi anni. “Si è partiti con l’attenzione al cyberbullismo di più, con la legge del 2017 che riguardava la prevenzione di bullismo e cyberbullismo”, spiega. “Poi si è arrivati alla legge del maggio 2024 che ha centrato l’attenzione anche sul bullismo, tanto che c’è un articolo che ha istituito la giornata del rispetto del 20 gennaio.” Le scuole sono ora tenute a individuare un docente referente per la prevenzione del bullismo e cyberbullismo, implementare progetti di monitoraggio e adottare codici disciplinari specifici. Bortoletto sottolinea l’importanza di progetti innovativi come “la giustizia riparativa che mette insieme la vittima e il bullo attraverso un mediatore formato, per arrivare a una riparazione e quindi a un recupero anche del bullo.”
La dirigente evidenzia anche l’importanza dell’alfabetizzazione emotiva fin dalla scuola primaria: “È necessario che la scuola alfabetizzi da un punto di vista emotivo i bambini e i ragazzi. Le life skills devono partire subito, non devono essere qualcosa solo della scuola superiore.” Bortoletto riconosce che negli ultimi anni ci sono stati miglioramenti significativi: “Le cose sono cambiate, c’è stata più formazione. La piattaforma ELISA permette di avere formazione online molto fruibile, e Telefono Azzurro è sempre disponibile. Noi stessi abbiamo fatto formazione con Telefono Azzurro e abbiamo formato 15 coordinatori delle classi della scuola media.”
Un aspetto cruciale emerso dall’intervento della dirigente è la necessità di non aver paura di segnalare: “È importante che i genitori e i ragazzi, appena colgono qualche segnale, non devono aver paura. Forse qualcuno dirà che è ipersensibile, ma bisogna continuare a insistere, magari anche con l’aiuto dell’esperto.”
La presidente dell’associazione dirigenti ha anche sottolineato l’importanza della collaborazione con le famiglie attraverso il patto di corresponsabilità: “Il dialogo con le famiglie e la fiducia reciproca attraverso il famoso patto di corresponsabilità è fondamentale, perché altrimenti se la famiglia non ha fiducia, il lavoro di prevenzione non può funzionare.”
Bortoletto ha inoltre chiarito un aspetto importante riguardo alle statistiche: “Nel momento in cui la statistica dice che il tal ragazzo ha subito un atto di bullismo, attenzione: l’atto di bullismo non è una cosa reiterata nel tempo come nel caso di Valentina. Potrebbe essere stato uno screzio, anche importante, ma una volta sola.” Questa precisazione è fondamentale per non drammatizzare episodi isolati ma al contempo non sottovalutare segnali che potrebbero evolversi in situazioni più gravi.
Gli strumenti legali a disposizione delle famiglie
L’avvocato Francesco D’Amelio ha chiarito il quadro giuridico attuale: “Il bullismo consiste in una serie di condotte reiterate nel tempo. Il concetto di reiterazione diventa fondamentale, così come l’idoneità delle condotte a riverberare conseguenze negative sulla psiche della vittima.” D’Amelio ha spiegato perché il legislatore non ha previsto sanzioni penali specifiche per il bullismo: “È un fenomeno che si verifica soprattutto nelle scuole, quindi abbiamo un problema di imputabilità. Sotto i 14 anni non c’è imputabilità, sopra i 14 fino ai 18 l’imputabilità è valutata caso per caso.”
Tuttavia, le tutele civili sono ampie: “La scuola è gravata da un duplice onere, è responsabile sia da un punto di vista contrattuale sia della culpa in vigilando. La scuola è tenuta non solo a un obbligo di protezione, ma è tenuta a vigilare.”
Per le famiglie che si trovano ad affrontare situazioni di bullismo, D’Amelio consiglia: “Prima cosa, parlare assolutamente con i docenti e con il dirigente scolastico. La legge prescrive che il dirigente, quando viene a conoscenza di fatti del genere, debba allertare immediatamente chi esercita la responsabilità genitoriale. Nei casi più gravi deve allertare altre autorità.”
Un strumento importante è l’ammonimento del questore: “È una forma di richiamo formale che il questore rivolge ai genitori e al ragazzo ed è un’aggravante specifica in caso di reati successivi.”
L’avvocato mette in guardia dal confronto diretto: “Evitare assolutamente il confronto con il bullo. La reazione in questi casi potrebbe non essere controllabile e si rischia di commettere reati come minacce, percosse o lesioni.”
Dal dolore alla rinascita: il progetto “Non Solo Moda”
La storia di Valentina dimostra come sia possibile trasformare un’esperienza traumatica in una risorsa per aiutare altri. Dalla sua passione per la moda è nato il progetto “Non Solo Moda”, che utilizza l’arte e la creatività per supportare le vittime di bullismo. “Utilizziamo la moda come mezzo di comunicazione per sensibilizzare su questi temi, perché nel mio caso la moda si può dire che mi ha salvato la vita”, spiega Valentina. “Quello che facciamo è utilizzare la moda, l’arte, la fotografia per creare un ambiente inclusivo che possa far sentire a casa chi è vittima di bullismo.”
L’importanza della prevenzione e dell’educazione emotiva
Tutti gli esperti concordano sull’importanza della prevenzione attraverso l’educazione emotiva fin dalla tenera età. Come sottolinea la psicologa Faragò: “È fondamentale che i ragazzi possano crescere con una certa consapevolezza emotiva. Educare i ragazzi alla differenza è fondamentale per prevenire dinamiche di prevaricazione.” La peer education si rivela particolarmente efficace: “Le strategie che funzionano di più sono quelle che sfruttano i ragazzi della stessa età come insegnanti, come testimoni”, conferma Faragò.
Occorre un approccio multidisciplinare
La live ha evidenziato come il bullismo sia un fenomeno complesso che richiede un approccio multidisciplinare. Non esistono “buoni” e “cattivi”, ma ragazzi fragili che hanno bisogno di supporto e comprensione. La scuola, la famiglia e la società devono lavorare insieme per creare una rete di protezione efficace.
Come ha concluso l’avvocato D’Amelio: “L’invito è sempre quello a parlare sempre, non minimizzare mai. Non si tratta di ‘uno schiaffetto’ o di aver ‘rubato la merendina’: lo schiaffetto è una percossa, rubare la merendina è un furto. Non minimizzare mai.”
La testimonianza di Valentina dimostra che è possibile uscire dal tunnel del bullismo e trasformare il dolore in una forza per aiutare altri. Ma per questo è necessario che tutta la comunità educante – famiglia, scuola, istituzioni – assuma la propria responsabilità nel riconoscere, prevenire e combattere questo fenomeno.
Numeri utili e risorse
Per chi si trova ad affrontare situazioni di bullismo, sono disponibili diverse risorse:
- Numero di emergenza 114: attivo 24 ore su 24, anche con funzione di messaggistica istantanea
- Piattaforma ELISA: per la formazione online di docenti e operatori
- Telefono Azzurro: sempre disponibile per consulenze e supporto
