È ancora in attesa di compiere il suo iter alla Camera la proposta di legge che riconosce la figura del caregiver familiare. Non è solo una questione di sostegno sociale, ma anche culturale, in una società sempre più chiusa a chi è in difficoltà e ai più deboli
È del marzo 2023 la proposta di legge a firma PD sul riconoscimento dei caregiver familiari che nasce dalla necessità di dare un sostegno a più di 2,8 milioni di persone in Italia che per ragioni affettive, per scelta o per necessità, si prendono cura dei propri cari non autosufficienti.
Non ci sono dati ufficiali sul numero dei caregiver familiari nel nostro Paese e questo testimonia come queste persone siano spesso invisibili per lo Stato. Secondo un’indagine ISTAT del 2018, quindi un po’ datata, sarebbero oltre 2.800.000 (pari al 7,7% della popolazione) le persone che assistono regolarmente figli o altri parenti perché malati, disabili o anziani. Si tratta del 9,4% delle donne, tra 18 e 64 anni, e il 5,9% degli uomini nella stessa fascia d’età, mentre tra i 45 e i 64 anni la percentuale dei caregiver familiari sale al 12,2%. Tra questi, poi, quasi 650.000 persone si occupano sia di figli minori, sia di altri familiari in difficoltà.
Il caregiver familiare si fa carico dell’assistenza del familiare in difficoltà e può trovarsi, dunque, in una condizione di grave disagio, anche per l’impegno e la fatica fisica e psicologica, per la solitudine e la consapevolezza di non potersi ammalare a sua volta.
Abbiamo chiesto a uno dei firmatari della proposta di legge, Paolo Ciani, i motivi di questo progetto e a che punto siamo.
“Lo stato dei lavori è che abbiamo chiesto la calendarizzazione in Commissione Affari sociali e Sanità perché ci sono diverse proposte di legge depositate e dobbiamo capire la modalità con cui procedere. Questa proposta è un po’ diversa, si concentra sui caregiver familiari perché riteniamo ingiusto che non ci sia ancora una norma che riconosca questa figura che esiste ed è un pilastro del welfare. È necessario tenere conto di queste persone, che siano genitori, congiunti o figli che si prendono cura dei propri familiari e che devono essere considerate come persone. Perché un caregiver familiare spesso vive le conseguenze di questa sua scelta a livello professionale, in termini di assenza al lavoro, ad esempio, o nelle limitazioni della vita sociale. Prevedere quindi norme dello Stato che riconoscano la presenza di queste figure e che le sostengano anche dal punto di vista economico con alcune facilitazioni, lo riteniamo molto importante. Personalmente sono molto legato a questo tema, perché evidenzia un problema anche culturale. C’è da dare una risposta concreta sicuramente, ma anche evidenziare come il caregiver familiare sia una persona che, in una società in cui è dilagante quella che papa Francesco definisce la cultura dello scarto, resiste a questo fenomeno. E all’interno del nucleo familiare si prende cura di persone spesso molto fragili, portando avanti valori di solidarietà e altruismo”.
Ci sono concrete possibilità che la legge possa essere approvata? “Sono convinto che approveremo nel corso di questa legislatura una legge sui caregiver familiari. Non sappiamo se la nostra o un’altra o un testo combinato con altre proposte. Però, ho fiducia che una norma in quest’ambito riusciremo ad approvarla”.
Foto generata con AI (DALL-E)
