Essere riconosciuti caregiver è importante sia per il malato sia per chi se ne prende cura, vediamo insieme come percorrere questa strada e di quali tutele si parla.

Caregiver: chi è, cosa fa, quali tutele
La figura del caregiver familiare, colui che fornisce cura a un’altra persona, è di solito un familiare stretto fino al terzo grado o un coniuge che si occupa di un individuo che non è autosufficiente o che possiede qualche forma di disabilità, prendendosi cura di lui in ambito domestico; il caregiver familiare si distingue dal caregiver professionale (o badante), in quanto quest’ultimo accudisce la persona non-autosufficiente sotto la verifica, diretta o indiretta, di un parente.
Il profilo del caregiver è stato riconosciuto e delineato normativamente per la prima volta dalla legge di bilancio 2018, che lo definisce come persona che assiste e si prende cura di specifici soggetti, quali:
- il coniuge o una delle parti dell’unione civile tra persone dello stesso sesso o di un convivente di fatto;
- il familiare o affine entro il secondo grado e anche un familiare entro il terzo grado, che, a causa di malattia, infermità o disabilità, anche croniche o degenerative, sia non autosufficiente e non in grado di prendersi cura di sé
E’ titolare di indennità di accompagnamento, come sostegno economico a carico di risorse statali erogate dall’Inps in 12 mensilità, indipendentemente dal reddito del beneficiario e in regime di esenzione fiscale, corrisposto a persone per le quali viene accertato uno stato di totale invalidità o incapacità di deambulare senza l’aiuto di un accompagnatore.
I principali fornitori di cure (caregiver) hanno un’età compresa tra i 45 e i 64 anni e la percentuale più alta è rappresentata da donne. Il numero dei caregiver sale con l’aumentare dell’età e, in età più avanzate, vengono coinvolti maggiormente anche caregiver uomini.
I destinatari di cure e assistenza per problemi di salute o di invecchiamento sono principalmente i familiari (10,7%) e solo in misura ridotta i non familiari (2,5%).
La quantità di ore dedicate dagli anziani al lavoro di cura è crescente con l’età: diminuisce la quota di caregiver, ma aumenta l’impegno prestato.
Tutele
Lo Stato riconosce e tutela i caregiver di familiari conviventi che necessitano di assistenza a causa di malattia, infermità o disabilità, svolta all’interno del nucleo familiare, e ne riconosce il valore sociale ed economico connesso ai rilevanti vantaggi da cui l’intera collettività ne trae vantaggio.
La qualifica di caregiver familiare:
- Viene riconosciuta a coloro che in ambito domestico si prendono cura volontariamente e gratuitamente di un familiare entro il secondo grado oppure di uno dei soggetti che risulti convivente e che, a causa di malattia, infermità o disabilità, è riconosciuto invalido civile al 100 per cento e che necessita di assistenza globale e continua per almeno 54 ore settimanali, ivi inclusi i tempi di attesa e di vigilanza notturni;
- non può essere riconosciuta a più di un familiare per l’assistenza alla stessa persona;
- preclude a tutti gli altri familiari lavoratori, fatta eccezione per i genitori, la facoltà di godere delle disposizioni di caregiver in relazione allo stesso soggetto.
La Tutela Previdenziale al caregiver familiare:
- l’ordinamento non prevede benefici normativi previdenziali per la figura del caregiver, a parte alcune agevolazioni volte ad anticipare il conseguimento del diritto al pensionamento;
- la riduzione a 41 anni del requisito contributivo per l’accesso al pensionamento anticipato in favore dei lavoratori cosiddetti precoci (che hanno almeno 12 mesi di contribuzione per periodi di lavoro effettivo precedenti il raggiungimento del diciannovesimo anno di età) che assistono, al momento della richiesta e da almeno sei mesi, il coniuge o un parente di primo grado convivente con handicap in situazione di gravità accertata dalla normativa vigente, oppure un parente o un affine di secondo grado convivente qualora i genitori o il coniuge della persona con handicap in situazione di gravità abbiano compiuto i settanta anni di età oppure siano anch’essi affetti da patologie invalidanti o siano deceduti o mancanti;
- Viene riconosciuta la copertura di contributi figurativi, equiparati a quelli da lavoro domestico, a carico dello Stato per il periodo di lavoro di assistenza e cura effettivamente svolto in costanza di convivenza, a decorrere dal momento del riconoscimento di handicap grave del familiare assistito;
- Al fine di riconoscere una tutela previdenziale al caregiver, le proposte di legge attualmente fanno ricorso alla contribuzione figurativa, cioè quei contributi non versati né dal datore di lavoro né dal lavoratore, ma accreditati gratuitamente dall’INPS, per periodi in cui si è verificata una interruzione o una riduzione dell’attività lavorativa con conseguente assenza del versamento dei contributi obbligatori da parte del datore di lavoro;
- Il riconoscimento della contribuzione figurativa per i periodi di lavoro di assistenza e cura svolto in qualità di caregiver è declinato in maniera diversa e può riguardare:
- solo i caregiver non lavoratori;
- i lavoratori dipendenti, pubblici e privati, e autonomi che non abbiano ancora maturato i requisiti per la pensione di vecchiaia;
- sia i caregiver non lavoratori che lavoratori. In tal caso, i contributi figurativi si sommano a quelli già versati per attività lavorative, al fine di consentire l’accesso al pensionamento anticipato al maturare dei trenta anni di contributi totali.
Le Tutele per Malattie al caregiver familiare:
- sono riconosciute le tutele previste per le malattie professionali ovvero per le tecnopatie riconosciute ai sensi delle tabelle allegate al testo unico delle disposizioni per l’assicurazione obbligatoria contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali.
La Tutela Assicurativa per il caregiver familiare:
- è prevista la copertura assicurativa a carico dello Stato con rimborso delle spese sostenute per la vacanza assistenziale nei periodi di impossibilità di prestare il lavoro di cura da parte dello stesso caregiver familiare, durante i periodi di malattia o infermità certificati, a tutela del suo diritto alla salute.
La Tutela del Reddito delle famiglie caregiver:
- il caregiver familiare può beneficiare del riconoscimento del diritto al lavoro; tale diritto deve essere garantito, su richiesta del lavoratore caregiver, anche utilizzando la modalità del telelavoro, con l’obbligo per il datore di lavoro di consentire il passaggio a mansioni che si prestino a tale modalità.
Essere riconosciuti caregiver, come fare
Per accedere ai benefici previsti dalla legge il caregiverfamiliare, deve esibire:
- il certificato di Stato di famiglia storico-anagrafico da cui risulti il periodo di convivenza tra caregiver e familiare assistito;
- la copia del verbale di riconoscimento al familiare assistito dell’invalidità al 100 per cento;
- la copia del verbale di riconoscimento dello stato di gravità all’assistito ai sensi del articolo 3, comma 3, della legge n. 104 del 1992;
- la dichiarazione da parte del familiare assistito, o del suo amministratore di sostegno ovvero del tutore qualora non in grado di farlo autonomamente, di espressa disponibilità a visita di accertamento specifico per l’accesso del caregiver familiare ai benefici previsti dalla presente legge, da parte delle commissioni mediche di cui all’articolo 1 della legge 15 ottobre 1990, n. 295, ai fini della valutazione dello stato di non autosufficienza dello stesso familiare assistito in base alle tabelle recate dall’allegato A alla presente legge. Lo stato di non autosufficienza è certificato qualora in almeno una delle due tabelle il risultato sia pari a 0 punti;
- documenti che attestino la cittadinanza italiana del caregiver e del familiare assistito.
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Fonte:
Camera dei Deputati, La figura del caregiver nell’ordinamento italiano, Dossier n° 141 – Schede di lettura, 25 febbraio 2021
