Il bullismo è una piaga che colpisce profondamente la società italiana: secondo l’indagine ISTAT “Bambini e ragazzi: comportamenti, atteggiamenti e progetti futuri” del 2023, il 68,5% dei ragazzi tra gli 11 e i 19 anni ha subito almeno un episodio offensivo, aggressivo o di esclusione nell’ultimo anno. Per il 21% di loro questi episodi si ripetono più volte al mese, mentre per l’8% la frequenza è almeno settimanale.
Dietro queste statistiche ci sono storie di sofferenza reale, come quella di Valentina Giacalone che, a 21 anni, dopo un’esperienza di bullismo che le la lasciato il segno, ha trasformato quel dolore in una missione di solidarietà e inclusione. La sua storia inizia tra i banchi di scuola superiore, dove per quasi quattro anni ha subito bullismo insieme alla sua migliore amica, vittima delle prepotenze dei compagni di classe per la sua condizione di salute.
Quando difendere un’amica ti trasforma in bersaglio
“Tutto è iniziato perché io avevo difeso una mia amica”, racconta Valentina. “All’inizio eravamo una ventina in classe e il primo anno ci trovavamo tutti bene, eravamo un bel gruppo unito”. La situazione cambia drasticamente quando alcuni compagni iniziano a prendere di mira la sua amica, che ha problemi alla tiroide che le causano gonfiori alle gambe. “Hanno iniziato a prenderla in giro, le facevano le foto, le pubblicavano sui social”, ricorda.
Il caso di Valentina rispecchia perfettamente i dati nazionali: le offese e gli insulti rappresentano la forma più frequente di bullismo, sperimentata dal 55,7% dei ragazzi. La solidarietà di Valentina verso l’amica la trasforma automaticamente in un altro bersaglio. “Mi sono schierata contro queste persone e ho preso la difesa della mia amica e questa cosa è andata contro anche a me perché ci siamo trovate entrambe escluse”. Da quel momento per Valentina e la sua compagna inizia una costante emarginazione da parte di tutta la classe. Anche questo fenomeno è in linea con i dati.
L’esclusione e l’emarginazione, infatti, colpiscono il 43% dei giovani italiani almeno una volta l’anno, con particolare incidenza sulle ragazze (12,2% con frequenza ripetuta contro l’8,5% dei maschi).
L’indifferenza della scuola: quando il bullismo diventa “normale”
Quello che colpisce di più nel racconto di Valentina è l’atteggiamento degli adulti che avrebbero dovuto proteggerla. E invece hanno, nel migliore dei casi, minimizzato o, nel peggiore, ignorato del tutto la situazione. “L’insegnante era indifferente, tutte le volte che gliene parlavamo diceva che era tutto uno scherzo, che era un gioco tra ragazzi”, spiega. “Però uno scherzo, secondo me, è uno scherzo quando anche l’altra persona è d’accordo. Nel nostro caso nessuna delle due era d’accordo con questi scherzi”. La situazione raggiunge l’apice quando Valentina decide di denunciare tutto attraverso un tema assegnato dalla professoressa di italiano. “Erano tre anni che subivo la stessa cosa tutti i giorni, ho detto basta, scrivo tutto quello che provo”. Nonostante l’esplicita richiesta di aiuto, la scuola rimane indifferente: “Mi hanno solo messo il voto, tra l’altro un voto basso. Nessuno ha fatto niente, ha chiesto spiegazioni. Assurdo”.
Anche quando la madre di Valentina porta alla vicepreside le foto che ritraevano la sua amica vittima di scherni, la risposta è sconcertante: “Mi ha risposto che visto che quella foto era stata pubblicata non nell’orario scolastico, non era un problema loro….ma la foto era stata scattata nella loro scuola!”.
Le conseguenze invisibili: disturbi alimentari e isolamento
Il bullismo non si limita alle ore sui banchi. “Durante ginnastica, invece di giocare a pallavolo, i bulli prendevano noi come bersaglio e ci lanciavano la palla addosso”, ricorda Valentina. “Noi avevamo trovato la soluzione di chiuderci nello spogliatoio, perché solo così riuscivamo a trovare pace”. Anche in questo, nessun docente è intervenuto. A furia di subire queste angherie, le conseguenze psicologiche non tardano ad arrivare. “Stavo iniziando ad avere anche disturbi alimentari, non mangiavo, non andavo più bene a scuola nonostante l’avessi scelta io”, confessa. È proprio attraverso questi segnali che la madre si accorge della gravità della situazione.
La vergogna della vittima: perché non si chiede aiuto
Le vittime di bullismo difficilmente chiedono aiuto. Ed è proprio Valentina a spiegare perché: “La prima cosa è la vergogna, perché i bulli ti fanno entrare in un circolo dove credi di essere tu la persona sbagliata. Benché tu stia subendo tutte quelle violenze, benché tu sia la vittima, ti senti tu quella sbagliata”. “Mi facevo delle domande del tipo: com’è possibile che io e la mia amica abbiamo un’intera classe contro? Cosa abbiamo noi di sbagliato? Avevo paura di parlarne perché temevo che altre persone potessero pensare che il problema fossi io”.
Questo meccanismo psicologico trova riscontro negli studi: il bullismo provoca una progressiva erosione dell’autostima e può generare disturbi relazionali che accompagnano la vittima anche nell’età adulta. La ricerca evidenzia come i comportamenti maladattivi e la mancanza di supporto aumentino il rischio di disagio mentale, mentre il supporto familiare – come quello ricevuto da Valentina – può fare la differenza cruciale.
Dal trauma alla rinascita: nasce “Non solo moda”

Oggi Valentina ha trasformato la sua esperienza in una forza positiva. Un anno fa ha fondato l’associazione “Non Solo Moda”, insieme alla madre, entrambe operanti nel settore della moda. “Abbiamo scelto questo nome perché nella nostra associazione non esiste solo la moda, e la nostra è una moda inclusiva”, spiega. “Utilizziamo la moda come mezzo di comunicazione per sensibilizzare sul tema e creare una realtà inclusiva”. L’associazione conta circa venti ragazze che sfilano e una cinquantina di persone tra staff e collaboratori. “Sono ragazze comuni, non modelle, alcune hanno una corporatura curvy, siamo in contatto anche con una ragazza in sedia a rotelle”, sottolinea Valentina. “Per noi la diversità non è un limite, anzi va valorizzata”. Il cuore delle attività dell’associazione è una coreografia di due minuti che viene portata nelle piazze e nei teatri. “Entriamo con un mantello blu, poi lo togliamo una alla volta, io sono al centro piegata con delle corde per simboleggiare il bullismo che imprigiona. Ogni ragazza mi toglie una corda per dire che l’unione fa la forza, poi andiamo al centro con dei cartelli con le nostre frasi personali contro il bullismo”.
L’impatto: quando i genitori chiedono aiuto
Il lavoro di sensibilizzazione sta dando i suoi frutti. “Ci sono state diverse occasioni in cui dopo la nostra coreografia sono venuti dei genitori a parlarci della situazione dei loro figli”, racconta Valentina. “È bello quando ci dicono che è un bel progetto, ma è ancora più bello quando puoi aiutare qualcun altro”. Per fornire supporto concreto, l’associazione ha stretto un accordo con la Fondazione Libra di Padova, specializzata in bullismo e cyberbullismo, che mette a disposizione avvocati e psicoterapeuti.
Il cyberbullismo: una piaga in crescita
Mentre la situazione nelle scuole sembra migliorare grazie a una maggiore attenzione del personale scolastico, Valentina osserva che “il cyberbullismo è un fenomeno che sta sempre più radicando. Vedo molti video su TikTok dove prendono in giro dei ragazzi, anche ragazzi autistici. La situazione online sta sfuggendo di mano”.
I dati confermano questa preoccupante tendenza: il 34% dei ragazzi italiani ha subito comportamenti oltraggiosi online nel 2023, con i maschi più colpiti delle femmine (7 punti percentuali in più). Il 30,1% dei giovani ha dichiarato di aver subito atti vessatori sia offline sia online, mentre il 7,8% subisce oltraggi online ripetuti più volte al mese.
La ricerca evidenzia come la combinazione di bullismo tradizionale e cyberbullismo sia particolarmente dannosa, aumentando significativamente il rischio di depressione, ideazione suicidaria e autolesionismo rispetto a una sola forma di vessazione.
La psicologia del branco
Riflettendo sui motivi che spingono al bullismo, Valentina offre un’analisi lucida: “Lo fanno per il branco, dicono è meglio essere predatori che prede. Vedono una situazione e invece di schierarsi dalla parte della vittima, preferiscono essere loro a prendere in giro per non diventare vittime a loro volta”.
Questa osservazione trova riscontro nei dati: sempre secodno i dati ISTAT, il bullismo colpisce soprattutto i più giovani (23,7% degli 11-13enni contro il 19,8% dei 14-19enni), proprio nell’età in cui la pressione del gruppo e il bisogno di appartenenza sono più forti.
La ricerca scientifica conferma un aspetto spesso trascurato: non solo le vittime, ma anche i bulli stessi e i cosiddetti “bully-victims” (chi è sia vittima che autore) mostrano un rischio elevato di problemi psicologici. Gli studi evidenziano che anche i bulli possono sviluppare ansia, depressione e disturbi relazionali, suggerendo che il bullismo è un fenomeno che danneggia tutti i soggetti coinvolti, non solo le vittime dirette.
Un messaggio di speranza e denuncia
La storia di Valentina si conclude con un appello forte: “Oggi esistono leggi contro il bullismo anche all’interno della scuola. Se la scuola non fa nulla nei confronti dei bulli, viene indagata. Una persona che denuncia è più tutelata rispetto ad anni fa. La prima cosa è denunciare”.
L’associazione “Non Solo Moda” continua il suo lavoro di sensibilizzazione, portando un messaggio di inclusione e riscatto. “Vogliamo lanciare il messaggio di come una persona si possa sentire bella dopo il buio del bullismo”, conclude Valentina. “La diversità non è un limite, va valorizzata”.
La sua storia dimostra che dal dolore può nascere una forza capace di aiutare altri: un esempio concreto di come le vittime di ieri possano diventare i salvatori di domani. La ricerca conferma che il supporto sociale e le strategie psicologiche positive possono mitigare gli effetti negativi del bullismo, e che alcuni effetti tendono a diminuire nel tempo, suggerendo la possibilità di resilienza. Tuttavia, gli esperti sottolineano che altri disturbi, come i pensieri paranoici, possono persistere, rendendo fondamentali prevenzione, interventi tempestivi e supporto psicologico per ridurre questi rischi e promuovere il benessere mentale.
Le statistiche ci dicono che il fenomeno è più diffuso nelle regioni del Nord Italia (dove si registrano le quote maggiori di bullismo continuativo), ma casi come quello di Valentina ci ricordano che dietro ogni numero c’è una persona che ha sofferto e che, con il giusto supporto, può trasformare il proprio dolore in una risorsa per la comunità.
Partecipa al nostro webinar
Per approfondire questi temi e confrontarsi con esperti del settore, vi invitiamo a partecipare al webinar “Bullismo a scuola, perché si fa ancora finta di niente” che si terrà mercoledì 4 settembre 2024 alle ore 18:30 in diretta Zoom.
L’incontro sarà moderato da Angelica Giambelluca, direttrice di PERSONE magazine, e vedrà la partecipazione di:
- Valentina Giacalone, ex vittima di bullismo, fondatrice dell’associazione NON SOLO MODA
- Filomena Cervo, madre di Valentina e vice presidente NON SOLO MODA
- Francesco D’Amelio, Avvocato
- Anna Faragò, psicologa
- Paola Bortoletto, Presidente Associazione Nazionale Dirigenti Scolastici
Un’occasione unica per confrontarsi con chi ha vissuto il bullismo sulla propria pelle, con i genitori che hanno dovuto affrontare questa situazione, e con i professionisti che ogni giorno lavorano per prevenire e contrastare questo fenomeno.
L’evento è gratuito, ma per partecipare occorre iscriversi qui.

