Un’ecografia cambia tutto. A volte salva la vita. È quello che è successo a Lucia De Ranieri, 33 anni, di Firenze, che da “modella” per un corso di formazione ecografica si è ritrovata paziente. Oggi, a 48 anni, è la fondatrice di Firenze in Rosa, un’associazione che porta screening gratuiti a centinaia di donne ogni anno.
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Lucia non avrebbe mai immaginato che quel giorno avrebbe cambiato la sua vita.
Da qualche tempo sentiva qualcosa di strano al seno. Era il 2010.
Aveva 33 anni. Troppo giovane per fare una mammografia.

Lucia insisteva con il suo medico curante per avere un controllo approfondito. Il medico, quasi esasperato dalla sua insistenza, le propose di partecipare a un convegno dove si teneva un corso per l’uso dell’ecografo mammario. Lucia si presentò come modella. A muovere quell’ecografo era uno dei maggiori esperti di tumore al seno in Italia. Durante la dimostrazione pratica, mentre mostrava agli altri medici come eseguire correttamente un’ecografia mammaria, qualcosa attirò l’attenzione del radiologo. Non disse nulla in quella sede, ma invitò Lucia a tornare per ulteriori accertamenti.
Era un tumore.
“Quel giorno me lo ricorderò per sempre. Il mio sguardo era sempre rivolto al macchinario, volevo vedere le immagini sul monitor,” ricorda Lucia. “Dopo essere stata operata, ho deciso di tirare fuori qualcosa di positivo da questa esperienza, ho pensato di dover dare un significato a quello che era successo quel giorno.”
Una battaglia personale diventa missione collettiva
A 33 anni, Lucia si trovava ad affrontare una diagnosi che molte donne ricevono dopo i 50 anni.
Nel mondo, il tumore al seno causa 670.000 decessi ogni anno. Eppure, quando viene individuato in fase iniziale, le possibilità di guarigione superano il 90%. Negli Stati Uniti, grazie ai progressi nella diagnosi precoce e nei trattamenti, la mortalità è diminuita del 44% tra il 1989 e il 2022, salvando quasi 518.000 vite. In Europa sono stati evitati più di 370.000 decessi. In Italia la situazione coinvolge oltre 800.000 donne, con più di 55.000 nuove diagnosi all’anno, un numero destinato ad aumentare dello 0,2% ogni anno nel prossimo ventennio. Il tumore al seno sta aumentando anche tra le più giovani, e l’incidenza è in crescita anche tra le donne che non hanno ereditarietà familiare della patologia.
Ad oggi la prevenzione e la diagnosi di tumore al seno viene fatta con la mammografia.
La mammografia è infatti l’esame di riferimento per la diagnosi precoce del tumore al seno. Si tratta di un’indagine radiologica che utilizza una minima dose di raggi X per ottenere immagini del tessuto mammario. È in grado di individuare anche alterazioni molto piccole, come le microcalcificazioni, che possono essere segno di un tumore in fase iniziale, spesso prima che diventi palpabile. Per questo motivo, è l’esame utilizzato nei programmi di screening mammografico, offerti gratuitamente alle donne a partire dai 45-50 anni.
L’ecografia mammaria, invece, si basa su un principio completamente diverso: non usa radiazioni, ma onde sonore ad alta frequenza (ultrasuoni), che permettono di visualizzare le strutture interne del seno. È particolarmente utile per distinguere un nodulo solido da una cisti e per studiare meglio alcune aree che la mammografia può mostrare in modo meno chiaro, soprattutto nelle mammelle dense delle donne giovani.
Per questo, ecografia e mammografia sono esami complementari: la prima non sostituisce la seconda, ma può integrarla e fornire informazioni aggiuntive. In molte situazioni, infatti, il radiologo associa i due esami per ottenere un quadro diagnostico più completo.
L’ecografia può essere utilizzata anche come strumento di screening territoriale, per esempio nelle iniziative di prevenzione promosse da enti locali o aziende (come fa Lucia con Firenze in Rosa) oppure come esame di controllo nelle donne sotto i 40 anni, in gravidanza o durante l’allattamento, quando la mammografia non è indicata.
Ma affermare che occorre fare prevenzione non basta. In Italia, a fronte di un’estensione degli screening dell’85% (ovvero, le donne invitate a sottoporsi allo screening gratuitamente), l’adesione reale si attesta solo al 56%. Quasi la metà delle donne invitate non si presenta. Paura dell’esito, mancanza di tempo, difficoltà nell’accesso ai servizi sanitari: le barriere sono molte, e spesso si intrecciano. “L’incidenza sta aumentando anche tra le giovanissime,” spiega Lucia. “Se non hai ereditarietà in famiglia, non è che vai a controllarti così senza motivo. Per questo invito sempre le persone, i ragazzi, ad ascoltare molto il proprio corpo. Io sentivo che c’era qualcosa che non andava, e con molta perseveranza ho indagato finché non ho trovato i professionisti giusti.”
L’ecografia infatti può essere il primo step per conoscere il proprio corpo e il seno, è da questo esame il medico radiologo può capire se occorrono accertamenti da realizzare con altre ecografie e mammografie.
Lo screening sul territorio è un primo step, non l’unico. Ma serve soprattutto per sensibilizzare sulla prevenzione.
Ecco perché Lucia ha deciso di fondare, nel 2017, Firenze in Rosa, un’associazione nata inizialmente come comitato per le donne operate di tumore al seno e poi evolutasi in un punto di riferimento per la prevenzione senologica in Toscana.

Arrivare a tutte le donne
Per Lucia la prevenzione deve riguardare tutte le donne, anche le più giovani o le over 70, che non sono coperte dagli screening gratuiti. “Volevo arrivare innanzitutto alle donne che non sono tutelate perché non rientrano nelle fasce d’età degli screening regionali, e poi volevo portare il servizio anche nelle aziende. Consentire alla lavoratrice di fare il controllo all’interno dell’azienda è rivoluzionario. Non hai tempo? L’esame te lo facciamo noi in ufficio!”
Il progetto pilota è partito nel 2017 con tre aziende del territorio fiorentino, scelte accuratamente: non troppo grandi, con prevalenza di personale femminile. C’era il dubbio di non avere una grande adesione, ma è andata diversamente. “Noi offriamo un’opportunità, poi c’è chi la vuole cogliere, chi no. Chiaramente ognuno è libero di fare quello che più si sente. Però devo essere sincera: ha sempre riscosso un grande successo”, afferma Lucia.
E la ricerca scientifica conferma l’efficacia di questa strategia. Uno studio pubblicato su BMC Cancer ha dimostrato che gli interventi di screening in ambito lavorativo possono aumentare il tasso di adesione di oltre il 30%.
I vantaggi sono evidenti: si eliminano le barriere logistiche e temporali, si riducono i tempi di attesa, il contesto lavorativo familiare contribuisce a ridurre l’ansia associata all’esame. E si crea una cultura della prevenzione condivisa.
Va comunque ribadito che l’ecografia è solo un primo step.
Secondo le linee guida europee e italiane, la mammografia è l’esame di riferimento per lo screening del tumore al seno. L’ecografia è un utile esame complementare, indicato nelle mammelle dense o nelle fasce di età più giovani.



Due appuntamenti fissi e 400 donne in lista d’attesa
Dal 2019, Firenze in Rosa organizza due appuntamenti annuali di controlli ecografici gratuiti aperti alla comunità: uno in primavera e uno in autunno, durante il Pink October, con una settimana di iniziative che coinvolge Firenze e numerosi comuni toscani. “Ogni volta abbiamo una lista d’attesa di 400 persone,” racconta Lucia. Le fasce d’età coperte sono quelle escluse dagli screening regionali toscani: dai 25 ai 45 anni e oltre i 75 anni. “La prevenzione si fa a qualsiasi età,” sottolinea. “Non è che se uno è anziano non deve controllarsi.”
E i risultati non tardano ad arrivare. “Confermo che abbiamo intercettato diversi casi,” spiega Lucia. “Quello più eclatante è stato quello di una ragazza di 23 anni. Aveva partecipato ai nostri controlli perché gratuiti. Probabilmente, se avesse dovuto pagare, non sarebbe mai andata a controllarsi. A 23 anni pensi ad altro, non pensi che ti può capitare un tumore al seno.”
Un altro caso significativo ha coinvolto una nonna: “Era venuta solo per accompagnare la nipote. Ha fatto lo screening anche lei. Le abbiamo scoperto un tumore. Questa esperienza credo sia stata percepita come un importante insegnamento per entrambe: prima si interviene, meglio è.”
La paura di sapere

Perché tante donne non aderiscono agli screening?
“C’è l’elemento della paura,” riflette Lucia. “Tante dicono: io non lo voglio sapere. Io penso questo: se sai di avere qualcosa, puoi anche decidere di non fare nulla, ma almeno ne sei consapevole. Decidi tu”
La sua esperienza personale le ha insegnato a guardare gli screening con occhi diversi. “Per me il controllo annuale è un sollievo. Perché so che, se anche mi trovassero di nuovo qualcosa, sarà all’inizio e potrò intervenire in tempo. Per me è una fonte di serenità.”
Per questo ha scelto con cura anche il luogo dove si svolgono gli screening: uno spazio colorato, giovane, accogliente. “Anche il luogo dove realizzi questi esami può contribuire a rendere più rilassante e piacevole l’esperienza,” spiega.
“Vedo tantissime ragazze quando sono lì ad aspettare, molto tese. Per questo cerco sempre di mantenere un sorriso, un atteggiamento sereno e gioioso. Che non significa essere superficiali: noi sappiamo esattamente di che cosa stiamo parlando”.
Tecnologia e umanità: un binomio vincente
Ma non è solo questione di accessibilità e location. Il progetto di Lucia nasce con un intento educativo preciso. “Vorrei poter educare le persone a fare prevenzione. Renderle più consapevoli. Un medico che non si limita a fare l’esame in silenzio, ma spiega alla donna cosa sta vedendo, se ha una mammella densa e cosa significa, ogni quanto fare i controlli…con una visita come questa, la persona acquisisce più informazioni e capisce l’importanza della prevenzione. prevenzione che può continuare a fare con chi vuole, anche non con noi. Ma ha strumenti conoscitivi in più per poter decidere.”
Prima che le donne entrino per il controllo, Lucia le invita sempre a porre tutte le domande e i dubbi. “Sono 15 minuti dedicati a te, in cui c’è un medico lì per te. Devi essere proattiva e chiedere, ci deve essere un’interazione tra tre e il medico: da una parte il professionista che ti spiega, dall’altra tu che fai domande”.
Un aspetto fondamentale che Lucia sottolinea sempre è la necessità di rivolgersi a professionisti specializzati: “Non tutti i radiologi sono competenti nell’analizzare la mammella. Come i medici, loro spendono ore e ore a studiare quell’organo nei minimi dettagli. Questo è il valore aggiunto di rivolgersi a uno specialista, ed è fondamentale.”
Le iniziative del Pink October
Durante tutto il mese di ottobre, Firenze in Rosa anima la città con una settimana intensa di iniziative che culmina nella Pink Week (dal 27 al 31 ottobre).
Il calendario prevede la Pink Ribbon Walk del 26 ottobre, una passeggiata culturale guidata da Piazza Pitti a Piazzale Michelangelo che si conclude con un flashmob a forma di fiocco rosa umano e l’illuminazione del David. Dal 27 al 31 ottobre, presso The Social Hub, si svolge il “Punto Rosa” con controlli ecografici gratuiti per le fasce d’età non coperte dagli screening regionali. In quei giorni, monumenti ed edifici storici di Firenze – dal David alle Porte Storiche, dal Teatro Puccini all’ingresso dell’ospedale Careggi – si illuminano di rosa per richiamare l’attenzione sulla prevenzione.
L’iniziativa contagia anche altri comuni toscani: Rufina organizza una camminata, mentre Barberino del Mugello, Fiesole, Laterina Pergine Valdarno e Palazzuolo sul Senio aderiscono illuminando palazzi e allestendo installazioni. Il 26 ottobre si tiene anche la pedalata #PROTETTE nella valle del Mugello, con due percorsi di 35 e 65 km, il cui ricavato viene devoluto interamente all’associazione.
Le altre iniziative in Italia
Ad ottobre, in tutta Italia sono previste iniziative di sensibilizzazione e prevenzione sul tumore al seno. La Campagna Nastro Rosa della LILT (Lega Italiana Lotta ai Tumori), ad esempio, ha come obiettivo quello di sensibilizzare le donne sull’importanza della prevenzione e della diagnosi precoce dei tumori della mammella.
Per tutto il mese di ottobre la Sede Centrale e le Associazioni Provinciali LILT offrono visite senologiche gratuite nei loro ambulatori, organizzano conferenze e dibattiti, distribuiscono materiale informativo e illustrativo e mettono in atto molteplici iniziative volte a responsabilizzare sempre più le donne su questa problematica. A Torino e in provincia, dal 10 al 25 ottobre – e anche nei giorni di novembre – sono in programma camminate, incontri informativi, visite di prevenzione e momenti simbolici come l’inaugurazione di panchine rosa, segni tangibili dell’impegno comune nella lotta al tumore al seno.
Ad ottobre, ogni anno, le Asl locali organizzano spesso iniziative di sensibilizzazione e visite gratuite di prevenzione per il tumore al seno. Sui loro isti istituzionali potete trovare eventuali informazioni.
Il messaggio che resta
La storia di Lucia è quella di una donna che ha trasformato un momento drammatico in un’opportunità per salvare altre vite. È la dimostrazione che dalla paura può nascere la forza, dalla fragilità la determinazione, dal dolore personale una missione collettiva.
“Ho voluto dare un senso a quella giornata, alla scoperta del mio tumore, cercando di creare qualcosa di positivo,” conclude. “Le cose possono succedere, i tumori possono colpire chiunque. Ma vanno affrontate con un atteggiamento attivo, di consapevolezza. E soprattutto ascoltando il proprio corpo.”
Perché a volte, come è successo a lei, un’ecografia può cambiarti la vita. E darle un nuovo significato.
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L’articolo è realizzato con il contributo non condizionante di Esaote spa, che ha scelto di supportare un’informazione indipendente e di qualità sull’innovazione sanitaria. Qui puoi leggere l’articolo che Esaote ha dedicato al progetto.
