Il secondo rapporto dell’Osservatorio Human Hall rivela un quadro preoccupante: dalle scuole che negano l’iscrizione agli alunni disabili fino ai comuni che non erogano i servizi dovuti
Nel 2024 i tribunali italiani hanno prodotto oltre 1.100 decisioni sui diritti delle persone con disabilità. Un numero in netto aumento rispetto all’anno precedente che, più che misurare la “litigiosità”, fotografa le falle nell’attuazione di diritti già scritti nelle leggi. In pratica, per farsi riconoscere il diritto allo studio o al lavoro, le persone con disabilità o i loro caregiver devonorivolgersi al Tribunale. È quanto emerge dal secondo Rapporto dell’ Osservatorio giuridico permanente Human Hall, coordinato dal Prof. Giuseppe Arconzo, Ordinario di Diritto costituzionale che per Human Hall ha passato al setaccio le pronunce civili, amministrative e di legittimità: circa un terzo dei 1.100 casi riguarda la scuola, con una concentrazione anomala in Campania; in crescita anche i contenziosi su accessibilità e barriere. Dalle aule giudiziarie arriva così una richiesta chiara a istituzioni, scuole e imprese: formazione sistemica, procedure uniformi e monitoraggio continuo per evitare che i diritti debbano essere, ogni volta, riconquistati in giudizio.
“Il quadro che emerge è a tinte fosche – spiega Giuseppe Arconzo – la necessità del costante ricorso alla magistratura per la tutela dei diritti delle persone con disabilità è un dato di fatto che trova ulteriore conferma. È sufficiente leggere i mezzi di informazione per avvedersi della distanza esistente tra una normativa, tutto sommato attenta ai diritti, e la prassi quotidiana, che rivela frequentissime negazioni di tali diritti.”
La scuola: il diritto che passa dal giudice
Il capitolo più pesante riguarda il diritto allo studio, che da solo concentra circa un terzo del contenzioso. Le sentenze raccontano PEI non predisposti o non rispettati, ore di sostegno ridotte, assistenti all’autonomia e alla comunicazione mancanti; in alcuni casi persino rifiuti di iscrizione.
Il dato più allarmante arriva dalla Campania: delle decisioni nazionali sul diritto allo studio, la grande maggioranza arriva dai tribunali campani. Qui i TAR parlano apertamente di “contenzioso seriale” e segnalano prassi che rinviano al giudice ciò che l’amministrazione scolastica dovrebbe garantire in via ordinaria. «In Campania esiste un contenzioso fiume: i giudici parlano di contenzioso seriale. Le scuole non danno quanto dovuto, si aspetta la sentenza per garantire il diritto allo studio. È un’anomalia vera e propria», osserva Arconzo.
Dietro i numeri c’è un problema culturale e organizzativo. «La grande rivoluzione è far passare l’idea che il ragazzo con disabilità è responsabilità di tutti gli insegnanti, non solo di quello di sostegno. Servono formazione obbligatoria per tutti i docenti, classi più piccole e team realmente corresponsabili.»
Accessibilità: barriere che resistono (anche nel 2025)
Secondo fronte caldo: accessibilità e barriere architettoniche. Dalla scuola passiamo ai condomini: le cause sugli ascensori in condominio sono ancora decine. La regola è chiara: la rimozione delle barriere è un diritto; i “fastidi” dei vicini non sono motivo sufficiente per negarla, salvo comprovati rischi per stabilità e sicurezza dell’edificio: «Nel 2025 abbiamo ancora condomìni che litigano per non installare ascensori o rampe. Il diritto c’è: il limite è solo la sicurezza e la stabilità. Eppure si va in giudizio, e spesso dopo anni si riconosce ciò che era dovuto fin dall’inizio», sottolinea Arconzo.
Il tema riguarda anche gli spazi pubblici. Emblematica la vicenda del tribunale con ascensore troppo stretto: la “soluzione” era quella di sollevare di peso una giudice in carrozzina, soluzione che è stata definita discriminatoria e umiliante in sede d’appello. Un promemoria: autonomia e dignità non sono optional per nessuno, nemmeno per le persone con disabilità.
Lavoro: il “ragionevole accomodamento” entra nella prassi
Nel 2024 si rafforza l’uso del ragionevole accomodamento, definito anche dal decreto legislativo 62/2024 che mette a terra buona parte della riforma della disabilità introdotta con la legge quadro n.227 del 2021. Prima di un licenziamento o di un trasferimento, l’azienda deve dimostrare di aver esplorato soluzioni organizzative (riassegnazione, turni, strumenti, smart working, ausili). Il criterio si bilancia con dimensione e oneri dell’impresa, ma il principio è in rotta di consolidamento.
«La giurisprudenza chiede ai datori di lavoro un’attenzione in più: non basta dire “non si può fare”, bisogna provare che alternative non ce ne sono. E lo sforzo richiesto varia anche in base alla grandezza dell’azienda», ricorda Arconzo.
Sanità e prestazioni: tra ABA e INPS
Sul fronte sanitario, il contenzioso è trainato dall’ABA (Applied Behavior Analysis) per i disturbi dello spettro autistico. È incluso nei LEA, ma anche qui si ricorre al Tribunale per attivarlo. Le ASL devono garantirlo, anche tramite privati accreditati se il pubblico non copre. Quando la famiglia anticipa i costi, i rimborsi vengono riconosciuti soprattutto se si dimostra inerzia o ritardi dell’ASL nella presa in carico o nella definizione del piano terapeutico. Con l’INPS, la frizione riguarda sia gli accertamenti (invalidità civile, handicap grave, legge 104) sia gli indebiti. In sintesi: niente restituzione se il cittadino ha agito in buona fede e l’errore è dell’amministrazione; il recupero è invece legittimo in caso di omissioni (per esempio, redditi non comunicati). Anche qui la giurisprudenza sta mettendo paletti e distinguo più chiari.
Progetto di vita: riforma in cammino, attuazione lenta
Il d.lgs. 62/2024 ha riscritto valutazione e progetto di vita; l’entrata a regime è fissata al 1° gennaio 2027. Nel frattempo valgono gli obblighi dell’art. 14 L.328/2000. I giudici ricordano due cose semplici: il progetto va aggiornato al mutare dei bisogni; la ripartizione delle competenze è questa — giudice amministrativo se si discute di redazione/esiti, giudice ordinario se si tratta di esecuzione e mancata attuazione.
Un’Italia diseguale (e perché serve un “faro”)
Il Rapporto Human Hall mette in fila un’altra evidenza: frammentazione territoriale. Nel Sud si litiga di più su prestazioni e “disabilità gravissime”, spesso per criteri regionali applicati in modo diseguale. Qui la giurisprudenza spinge verso priorità fondate sul bisogno (non sull’età) e verso criteri trasparenti e comparabili.
Human Hall nasce per illuminare queste disuguaglianze con dati, casi, decisioni spiegate in linguaggio accessibile. È un progetto nato in Statale dentro MUSA–PNRR, in collaborazione con LEDHA e con l’Associazione Luca Coscioni. Non è solo un report annuale: c’è un archivio online e dal 2025 una newsletter mensile, Diritti ad ostacoli. «Stiamo facendo una cosa che non ha eguali in Italia. Non solo ricerca: formazione per studenti e professionisti, e un lavoro in rete con le associazioni. Senza dati e giurisprudenza accessibile, i diritti restano astratti», dice Arconzo.
«Questo progetto nasce con le associazioni: nel gruppo lavorano anche avvocati LEDHA. E ogni mese aggiorniamo con una newsletter le novità più importanti, perché la conoscenza deve circolare.»
Dieci azioni concrete (per non tornare ogni volta in aula)
Dal lavoro dell’Osservatorio arrivano suggerimenti pratici che parlano a scuole, enti locali, ASL e imprese:
- Formazione obbligatoria per tutti i docenti su inclusione; PEI come “contratto educativo” vincolante.
- Task force regionali dove l’emergenza è palese (Campania), con monitoraggio trimestrale su PEI e assistenti.
- Linee guida nazionali su ABA: tempi massimi di presa in carico, intensità, rimborso quando il pubblico non c’è.
- Registro pubblico delle sentenze anti-barriere e dei piani di accessibilità degli enti locali.
- Sportelli legali territoriali per un uso consapevole della L.67/2006 (Misure per la tutela giudiziaria delle persone con disabilità vittime di discriminazioni).
- Check di accomodamento ragionevole prima di ogni licenziamento; motivazione tracciabile.
- Protocollo condominiale “ascensori/rampe” con soluzioni-tipo e tempi certi.
- Standard INPS: notifiche a prova di destinatario, dashboard su indebiti e revisioni.
- Criteri unici sulle “ disabilità gravissime”: priorità al bisogno, graduatorie trasparenti e decorrenze corrette.
- Osservatorio finanziato stabilmente, oltre il PNRR, con partnership università–associazioni–ordini.
Conoscere per cambiare (e la sfida delle risorse)
Nessun osservatorio vive d’aria. La stagione del PNRR si chiude e la sfida è dare continuità alla raccolta e all’analisi delle sentenze: «Dopo la stagione del PNRR avremo meno risorse. L’università ci ha assicurato un sostegno, ma per tenere vivo il sito, l’archivio, la newsletter e la ricerca servono forze e tempo. Se le forze me lo consentono, andremo avanti», dice Arconzo con realismo.
La sostanza
Il Rapporto 2024 dice che la legge c’è e la giurisprudenza c’è. Dove inciampiamo è nell’attuazione: scuole che aspettano il giudice per fare ciò che sanno già di dover fare; ASL che tardano prese in carico; condomìni che discutono ancora di ascensori nel 2025. Human Hall offre bussola e mappa. Ora servono gambe: formazione, criteri uniformi, trasparenza dei dati, collaborazione stabile tra istituzioni e società civile.
«Andare in giudizio è costoso e faticoso. Proprio per questo dobbiamo seminare prima dei ricorsi: tenere aggiornati sito e newsletter, fare rete, formare chi decide ogni giorno. È lì che si cambiano davvero le cose», chiude Arconzo.
Il rapporto completo è disponibile sul sito www.osservatoriodisabilitahumanhall.unimi.it
