Il decreto legislativo 62 del 2024 segna un punto di svolta significativo per l’inclusione lavorativa delle persone con disabilità in Italia. Questa riforma, attesa da tempo, tra i principali obiettivi, mira a creare un approccio più mirato e personalizzato per l’inserimento e il mantenimento nel mondo del lavoro di chi vive con una disabilità, soprattutto attraverso il progetto di vita. Vediamo nello specifico cosa cambierà per le persone con disabilità occupate o in cerca di occupazione.
Valutazioni mirate e progetto di vita individuale
Il cuore della riforma è l’introduzione di una valutazione più approfondita delle capacità lavorative delle persone con disabilità. Questo nuovo approccio, parte integrante del “progetto di vita individuale”, permetterà di identificare meglio le potenzialità di ciascun individuo e di trovare la collocazione lavorativa più adatta. L’unità di valutazione multidimensionale includerà anche un rappresentante del collocamento mirato, garantendo così una prospettiva specifica sulle opportunità di lavoro.
Il ruolo del rappresentante del collocamento mirato
Questo professionista avrà il compito di:
- Valutare le capacità lavorative della persona con disabilità
- Identificare potenziali ambiti di impiego adatti alle competenze dell’individuo
- Suggerire percorsi di formazione o riqualificazione professionale
- Facilitare il matching tra le competenze della persona e le esigenze del mercato del lavoro
L’obiettivo è creare un ponte più solido tra il mondo della disabilità e quello del lavoro, garantendo inserimenti mirati e sostenibili nel lungo periodo.
Accomodamenti ragionevoli e disability manager
Un aspetto cruciale della riforma è l’enfasi posta sugli “accomodamenti ragionevoli” che i datori di lavoro, sia pubblici sia privati, dovranno adottare. Questi adattamenti, in linea con la Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità, mirano a garantire pari opportunità sul luogo di lavoro. Questo implica che:
- I datori di lavoro, sia pubblici sia privati, sono tenuti ad adottare misure appropriate per garantire alle persone con disabilità la piena eguaglianza con gli altri lavoratori
- Gli accomodamenti possono includere modifiche all’ambiente fisico di lavoro, all’organizzazione delle mansioni, agli orari, o l’adozione di tecnologie assistive
- La mancata adozione di accomodamenti ragionevoli può essere considerata una forma di discriminazione
Inoltre, la figura del disability manager diventa più centrale, con una specifica formazione sull’inclusione sociale e l’accessibilità.
Il Disability Manager: una figura chiave
Il decreto rafforza il ruolo del Disability Manager, estendendone la presenza anche nelle pubbliche amministrazioni con meno di 200 dipendenti. Le principali responsabilità di questa figura includono:
- Promuovere l’inclusione lavorativa delle persone con disabilità
- Identificare e proporre soluzioni per abbattere le barriere fisiche e culturali sul luogo di lavoro
- Coordinare gli interventi di accomodamento ragionevole
- Sensibilizzare il personale sulle tematiche dell’inclusione e della diversità
Il decreto specifica che il Disability Manager deve essere scelto prioritariamente tra coloro che hanno esperienza in materia di inclusione sociale e accessibilità, garantendo così una competenza specifica nel ruolo.
Impatto sui caregiver
Mentre il decreto non introduce misure specifiche e dirette per i caregiver, esso li riconosce come parte integrante del sistema di supporto alla persona con disabilità, includendoli in vari aspetti del processo di valutazione, progettazione e attuazione del progetto di vita.
- L’articolo 18, comma 2 stabilisce che nel progetto di vita sono compresi “gli eventuali sostegni erogabili in favore del nucleo familiare e di chi presta cura ed assistenza” ai sensi della definizione di caregiver familiare (art. 1, comma 255, della legge 27 dicembre 2017, n. 205).
- L’articolo 24, comma 3, lettera a) prevede che il caregiver possa partecipare all’unità di valutazione multidimensionale su richiesta della persona con disabilità o di chi la rappresenta.
- L’articolo 29, comma 1, lettera d) stabilisce che il referente per l’attuazione del progetto di vita deve garantire il pieno coinvolgimento del caregiver nel monitoraggio e nelle successive verifiche del progetto.
- L’articolo 28, comma 1 include il “sistema dei supporti informali” (che può comprendere i caregiver) tra le risorse che costituiscono il budget di progetto.
- L’articolo 27 prevede la continuità e non regressione del progetto di vita anche in caso di variazione del contesto di vita, che potrebbe influire sul ruolo del caregiver.
- Il decreto fa riferimento alle risorse del Fondo per il sostegno del ruolo di cura e di assistenza del caregiver familiare (art. 28, comma 4).
- L’articolo 17 introduce il concetto di accomodamento ragionevole, che potrebbe indirettamente beneficiare anche i caregiver facilitando l’assistenza alla persona con disabilità.
Verso un’inclusione più efficace
L’obiettivo della riforma è creare un ponte più solido tra le capacità delle persone con disabilità e le esigenze del mercato del lavoro. Esempi virtuosi ne esistono:
- PizzAut è un progetto innovativo e inclusivo nato in Italia con l’obiettivo di creare opportunità lavorative per persone con disturbi dello spettro autistico. Fondato da Nico Acampora, il progetto ha preso vita con l’apertura di un ristorante-pizzeria a Cassina de’ Pecchi, vicino a Milano.
- Cooperativa Sociale Nazareno: questa cooperativa, situata in Emilia-Romagna, gestisce vari servizi, tra cui ristorazione e laboratori artigianali, impiegando persone con disabilità.
- La Locanda dei Girasoli: questo ristorante a Roma impiega persone con sindrome di Down. È un esempio di come l’inclusione lavorativa possa essere integrata nel settore della ristorazione.
- Il Tortellante: Situato a Modena, questo laboratorio produce tortellini e altri prodotti tradizionali, impiegando giovani con disturbi dello spettro autistico.
- 381 Storie da Gustare è un ristorante solidale situato a Ferrara, gestito dalla Cooperativa Sociale Il Germoglio. Il locale si distingue per il suo impegno nell’inclusione lavorativa di persone svantaggiate, tra cui disabili, ex tossicodipendenti e persone in situazioni di difficoltà.
Che succederà in concreto
Nonostante le promettenti novità, l’implementazione pratica di queste misure rappresenterà una sfida. Sarà fondamentale il coinvolgimento attivo di tutti gli attori – datori di lavoro, istituzioni, associazioni – per tradurre le disposizioni legislative in reali opportunità di inclusione.

