Si è conclusa la quarta edizione del Congresso nazionale teorico-pratico “EMERGENZA E RIANIMAZIONE”, organizzato dal Centro Formazione Medica con il patrocinio, tra gli altri, del Dipartimento per la Trasformazione digitale, FNOPI (Federazione Nazionale Ordini Professioni Infermieristiche), FNOMCEO (Federazione nazionale degli ordini dei medici chirurghi e degli odontoiatri), Consiglio Nazionale delle Ricerche, e il riconoscimento della SIAARTI (Società italiana di anestesia, analgesia, rianimazione e terapia intensiva). Due giorni intensi, il 18 e 19 giugno scorsi, presso la sede del Cnr di Roma, che hanno messo al centro innovazione tecnologica, simulazione avanzata e multidisciplinarietà.
La rivoluzione dei manichini robotici
Oltre 300 professionisti sanitari da tutta Italia si sono confrontati su quella che rappresenta una delle sfide più complesse della medicina moderna: salvare vite quando ogni secondo conta. Il dottor Fausto D’Agostino, direttore scientifico dell’evento, ha aperto i lavori con una dichiarazione che ha fatto da filo conduttore: “Nell’urgenza ogni secondo conta, nell’emergenza ogni scelta può cambiare un destino”.L’innovazione più visibile del congresso sono stati i manichini “umanoidi”: veri e propri robot che simulano pazienti reali, dotati di sistemi Wi-Fi, in grado di parlare e generare rumori corporei.

Una tecnologia che sta trasformando la formazione medica, come ha spiegato D’Agostino: “Oggi abbiamo manichini che sembrano veri pazienti, permettendo di sbagliare in sicurezza prima di affrontare emergenze reali”. Le due giornate hanno visto interventi di diversi relatori intervallarsi a momenti di formazione: nove postazioni pratiche hanno permesso ai partecipanti di allenarsi su cricotirotomia, drenaggio toracico, gestione delle vie aeree e rianimazione cardiopolmonare, sotto la supervisione di esperti internazionali.
Molti i moderatori di spicco che hanno animato le due giornate. Tra questi: Marida Straccia, International Training Consultant American Heart Association, Andrea Scapigliati, Presidente IRC, Luigi Carbone, Direttore Pronto Soccorso Ospedale Isola Tiberina e Pierluigi Spada, Medico Chirurgo d’Urgenza del Policlinico Gemelli.
L’allarme del governo: mancano 4mila anestesisti
Dal Sottosegretario alla Salute Marcello Gemmato è arrivato un messaggio video che conferma le difficoltà del sistema: “Negli ospedali italiani mancano 4.000 anestesisti rianimatori”. Un dato allarmante che evidenzia la crisi vocazionale di una specialità fondamentale, aggravata dalle difficili condizioni lavorative e dalla pressione medico-legale. La Senatrice Mariolina Castellone, presente al congresso, ha rincarato la dose: “Continuano a mancare medici e infermieri nelle strutture pubbliche. Al Sud si vive 3 anni in meno a causa delle disparità sanitarie”. La parlamentare ha anche lanciato una proposta provocatoria: rendere obbligatorio il corso BLSD insieme alla patente di guida, come già avviene in Danimarca.

L’area critica del futuro: addio alla vecchia terapia intensiva
Una delle proposte più rivoluzionarie è arrivata dal professor Vito Marco Ranieri, Ordinario di Anestesia dell’Università di Bari, che in collegamento remoto ha illustrato la sua visione dell’area critica del futuro. La sua analisi parte da una considerazione economica brutale: “Il nostro sistema sanitario nazionale è sovvenzionato con la metà dei fondi con cui è sovvenzionata la Germania. Noi stiamo dicendo: dobbiamo avere gli stessi posti letto di terapia intensiva della Germania…. però noi paghiamo il sistema la metà di quanto viene pagato in Germania”. La soluzione? Superare la tradizionale dicotomia terapia intensiva/subintensiva: “Lo sforzo di quel documento che il Consiglio Superiore di Sanità ha proposto al Ministero è rendere sostenibile nell’ambito delle risorse italiane questo aumento di disponibilità di posti letto superando la dicotomia tra intensivo e subintensivo creando un’unica area dove c’è tutto dentro, dove la flessibilità e la multidisciplinarità rendono più sostenibile questo sforzo”. Ranieri ha concluso con una citazione cinematografica significativa: “Grande è la confusione sotto il cielo e la situazione è eccellente. Questa secondo me è la situazione dell’area critica in Italia oggi: nonostante ci sia questa grande confusione, questa grande disomogeneità a livello regionale, la situazione rimane eccellente perché la disomogeneità può essere ricchezza e può essere stimolo alla integrazione”.
Il paziente critico: artigiani dell’equilibrio vitale
Il professor Luigi Tritapepe, direttore dell’anestesia e rianimazione del San Camillo Forlanini, ha offerto una metafora efficace per descrivere il lavoro in terapia intensiva: “Qual è l’obiettivo nella gestione del paziente critico in terapia intensiva? Noi siamo praticamente degli artigiani che devono mantenere una bilancia in pari tra disponibilità e consumo d’ossigeno”. Tritapepe ha anche affrontato uno dei temi più delicati della medicina intensiva: “Il triage per noi è fondamentale perché noi siamo gli artefici di un giudizio universale: chi entra, chi esce, per evitare i ricoveri impropri”. E ha lanciato un allarme per il futuro: “Nel 2050 l’infezione sarà la prima causa di morte nei nostri ospedali”. Sul tema del fine vita, il professore è stato netto: “Il fine vita è legge e l’accanimento terapeutico è perseguibile per legge”.
Il PNRR che non decolla: solo il 2,7% delle case di comunità funziona
Uno dei momenti più critici del congresso è stato l’intervento del dottor Nino Cartabellotta, presidente di GIMBE, che ha fornito dati impietosi sull’attuazione della riforma territoriale: “A un anno e mezzo dalla scadenza, solo il 2,7% delle case di comunità è effettivamente operativo con personale dedicato”. I numeri parlano chiaro: servirebbero tra 20.000 e 27.000 infermieri di famiglia che oggi non esistono, mentre la professione infermieristica sta attraversando una crisi di attrattività senza precedenti. “Nell’ultimo anno accademico per ogni posto disponibile c’era solo una domanda, mentre prima ce n’erano molte di più”, ha spiegato Cartabellotta.
Quando l’intelligenza artificiale entra in sala operatoria
Il congresso ha anche mostrato il volto più futuristico della medicina d’emergenza. Il professor Luigi Vetrugno ha presentato l’uso dell’ecografia transesofagea durante la rianimazione cardiopolmonare, una tecnica che permette di vedere in tempo reale l’efficacia del massaggio cardiaco. “L’ecografia ci permette di capire se stiamo salvando davvero il paziente o se stiamo solo perdendo tempo”, ha spiegato.
La battaglia contro il dolore: “Mai la prima volta sul paziente”
Un tema spesso sottovalutato nell’emergenza è quello del controllo del dolore. Il dottor Pierfrancesco Fusco, Direttore Anestesia erianimazione dell’Ospedale San Camillo di Roma, ha denunciato apertamente: “Oligoanalgesia: questa è una parola che ricorre non solo in Italia ma proprio a livello internazionale. La letteratura ci parla di oligoanalgesia in ambito dell’urgenza urgenza, cioè il dolore non esiste, è come se non esistesse”. I dati che ha presentato sono allarmanti: “Il 63% dei pazienti con politrauma hanno una cronicizzazione del dolore e quindi quei pazienti sono condannati a convivere con il dolore”. La soluzione, secondo Fusco, passa attraverso la formazione e l’anestesia locoregionale: “L’anestesia locoregionale fa una profonda differenza laddove applicata in modo corretto”. E sulla simulazione ha ribadito un principio fondamentale: “Mai la prima volta sul paziente”. Il problema della formazione è cruciale anche per l’uso delle nuove tecnologie: “Se io do un massaggiatore automatico a un soccorritore e non lo sa usare, perdiamo solo tempo, mentre l’addestramento e quindi le prove su manichini fanno la differenza nella questione tempo”.
Trauma: quando l’emorragia diventa priorità assoluta
Il dottor Emiliano Cingolani, Direttore UOS Shock e Trauma, Ospedale San Camillo, ha sottolineato come l’approccio al trauma sia profondamente cambiato: “Nel momento in cui si verifica un fenomeno traumatico non è sufficiente inviare un’equipe di soccorso allenatissima, bravissima, formidabile. È necessario che il sistema si prenda carico del paziente”. Il concetto di rete è fondamentale: “Gli ospedali non sono tutti uguali e i traumi non sono tutti uguali”, ha spiegato Cingolani, evidenziando la complessità della gestione: “Il trauma sicuramente nell’ambito delle reti tempodipendenti rappresenta una patologia estremamente complessa, ha ancora una gravità piuttosto elevata, una mortalità ancora piuttosto elevata”.
L’evoluzione più significativa riguarda la priorità delle procedure: “Oggi il mantra ABCD ha avuto un’importante modifica per la comparsa della priorità della gestione dell’emorragia massiva rispetto al nostro inizio standardizzato”. Il messaggio è chiaro: “La principale priorità di gestione del paziente traumatizzato sia sul terreno sia nell’accesso del pronto soccorso è l’emorragia catastrofica”.
Bambini e mamme: le emergenze che fanno più paura
“Il bambino diventa rapidamente blu, ma fortunatamente l’ossigeno lo rende rapidamente rosa”: così la dottoressa Paola Serio ha sintetizzato l’approccio alle emergenze pediatriche. Il problema? La carenza di specialisti preparati anche negli ospedali periferici. Il dottor Dario Galante, presidente della Società di Anestesia Pediatrica, ha lanciato un appello: “Non possiamo avere un paese dove un bambino che ha un’emergenza a 20 km da un ospedale pediatrico rischia la vita perché mancano competenze”. Altrettanto critica la situazione delle emergenze ostetriche. La dottoressa Maria Grazia Frigo ha rivelato un dato sconcertante: “In Italia siamo come i paesi in via di sviluppo: la prima causa di morte materna è ancora l’emorragia post-partum, e il 40-50% di questi eventi è prevedibile ed evitabile”.

Migranti: l’emergenza che è diventata quotidiana
Dall’ASL di Brindisi, in prima linea negli sbarchi, il dottor Maurizio De Nuccio ha raccontato una realtà spesso sottovalutata: “Non è più un’emergenza, è diventato qualcosa di ordinario che dobbiamo gestire con le risorse ordinarie”. I dati sono eloquenti: tra il 2007 e il 2011, i migranti rappresentavano il 39% di tutti i casi di HIV e il 78% delle nuove diagnosi in stranieri irregolari. “Servirebbe un fondo sanitario nazionale specifico per l’emergenza migranti”, ha proposto De Nuccio.
L’elisoccorso sotto processo
Uno degli interventi più intensi è stato quello del dottor Andrea Paoli, direttore del 118 di Padova, che ha “processato” l’uso dell’elisoccorso: “Per distanze sotto i 50 km in pianura, l’ambulanza spesso è più efficace dell’elicottero”. I suoi studi mostrano che nei trasporti secondari sotto i 30 km, l’elicottero può impiegare anche 2,5 ore contro i 35 minuti dell’ambulanza, principalmente per i tempi morti di preparazione del paziente.
I superbatteri: l’emergenza invisibile
Il professor Giancarlo Ceccarelli ha acceso i riflettori su un’emergenza silenziosa ma devastante: “Nel 2050 la prima causa di morte negli ospedali saranno le infezioni da germi multiresistenti”. L’Italia è stata classificata dall’ECDC in “iperendemia” per questi batteri, con una situazione particolarmente grave per Acinetobacter e Klebsiella. “Il problema non è solo comportamentale: serve una visione sistemica che va dalle singole strutture fino al livello governativo”.
Il primato che non vorremmo: primi in Europa per aggressioni ai sanitari
Dati allarmanti anche sul fronte violenza: la dottoressa Daniela Rita Avantaggiato dell’INAIL ha rivelato che “quest’anno abbiamo avuto 18.000 segnalazioni di episodi di violenza contro operatori sanitari, con un incremento del 12% rispetto all’anno precedente”. Il fenomeno tocca principalmente infermieri e personale di soccorso, con un’incidenza maggiore in Emilia-Romagna e Lombardia, non per una maggiore violenza ma per una migliore cultura della segnalazione.
I premiati: dall’informazione alle startup…a Tik Tok!
Il congresso ha anche celebrato l’eccellenza nell’informazione sanitaria, premiando giornalisti come Vira Carbone (conduttrice di “Buongiorno Benessere”), Silvia Bencivelli, Elvira Naselli di Repubblica Salute e Roberta Feliziani, nota per la sua severità nel Consiglio di disciplina dell’Ordine dei giornalisti. E ad essere premiata è stata anche la direttrice di PERSONE, Angelica Giambelluca!


Spazio anche ai “protagonisti dell’emergenza”: sorpresa del congresso è stata Solange Fugger, medico d’urgenza che ha vinto il premio “Protagonisti dell’emergenza” votato da oltre 10.000 persone online. Il suo segreto? Fare divulgazione medica su TikTok: “Mi dicono ‘Ma che credibilità hai su TikTok?’ In realtà è un grandissimo strumento se usato con cervello, permette di avvicinare la popolazione a argomenti spinosi”. Oltre alla vincitrice Solange Fuger, sono stati premiati Francesco Ferrieri, infermiere che porta la formazione BLSD nelle piazze “a tempo di musica”, e Luca Pilo, chirurgo che lavora nell’ospedale de La Maddalena, “l’isola nell’isola”. Spazio anche alle startup innovative: U-Care Medical ha vinto il premio per il miglior progetto con un elettrocardiogramma domiciliare che fornisce referti in 15 minuti, mentre Heremos sta sviluppando biomarcatori digitali per misurare il dolore in tempo reale.

Uno sguardo al futuro
Il congresso si è chiuso con un messaggio di speranza ma anche di responsabilità. Come ha sottolineato Monsignor Jean-Marie Gervais: “La vera innovazione non sono solo le macchine e gli algoritmi, ma anche lo sguardo umano che ascolta, accoglie e accompagna il malato”. D’Agostino ha concluso: “La preparazione non è un’opzione, è una responsabilità”. Il prossimo appuntamento è già fissato per il 2026, con l’auspicio che la medicina d’emergenza italiana possa continuare a innovare pur mantenendo salda la sua vocazione più profonda: mettere sempre al centro la vita umana.
Alcuni momenti del congresso con le simulazioni sui manichini e altri dispositivi



