L’endometriosi, malattia tanto diffusa quanto ignorata, colpisce milioni di donne con un impatto importante sulla fertilità. In un’epoca in cui cresce la consapevolezza, la custodia della fertilità attraverso tecniche avanzate diventa essenziale.
L’endometriosi è una malattia cronica che influisce significativamente sulla funzione ovarica, compromettendo la qualità e la quantità degli ovuli. Questa condizione, spesso sottovalutata come semplici crampi mestruali o disturbi psicosomatici, è in realtà un problema serio che progredisce silenziosamente, colpendo oltre 170 milioni di donne nel mondo e più di 3 milioni in Italia.
Endometriosi e fertilità
Data la sua incidenza, diventa importante diffondere la conoscenza sulle tecniche di preservazione della fertilità, come la vitrificazione degli ovociti (egg freezing). Questo metodo consente di congelare gli ovociti, prima che la malattia determini danni o lesioni che potrebbero compromettere ulteriormente la fertilità. È un procedimento che consente di posporre la capacità riproduttiva di una donna, mantenendo le stesse possibilità di rimanere incinta presenti al momento in cui avviene la vitrificazione. Il principale vantaggio rispetto alla congelazione tradizionale è che non si formano cristalli di ghiaccio che possono danneggiare l’ovulo. Il 97% circa degli ovuli, infatti, sopravvive alla procedura, con indici di gravidanza del 65% e indici di impianto del 40%. Si tratta, nello specifico, di un processo di solidificazione durante il quale gli ovociti sono trattati con sostanze crioprotettrici e immersi in nitrogeno liquido a una temperatura di -196°C sotto zero.
Si parte dalla stimolazione ormonale dell’ovaio (come la FIV) e aspirazione degli ovociti che, invece di inseminarli e fecondarli, sono poi sottoposti a vitrificazione per poi essere conservati in azoto liquido. Gli ovociti si potranno conservare per tutto il periodo desiderato, poiché non ci sono limiti di tempo.
Occorre un approccio informato
Daniela Galliano, medico ginecologo che da sempre si occupa di endometriosi, evidenzia l’importanza dei trattamenti proattivi: “Se in passato la diagnosi avveniva con ritardo, oggi siamo più attenti. Non esiste una cura definitiva, ma prevenire la progressione della malattia e gestire i sintomi è fondamentale per evitare l’infertilità.”
L’endometriosi affligge principalmente donne tra i 25 e i 35 anni, con sintomi che includono dolori mestruali intensi, dolore pelvico cronico, e difficoltà nel concepimento. Sono sintomi spesso associati ad altre patologie e che complicano o ritardano la diagnosi precoce. “I dolori non sono solo nella tua testa”, afferma Vincenza Zimbardi, psicologa, per sottolineare come la minimizzazione dei sintomi spesso porti le donne a ritardare la ricerca di cure appropriate. Negli ultimi dieci anni, le richieste di preservazione della fertilità sono quadruplicate, riflettendo una crescente consapevolezza e la necessità di opzioni di procreazione assistita e di trattamenti per preservare la fertilità prima che la condizione peggiori.
L’Italia ha fatto passi da gigante nel riconoscimento dell’endometriosi come patologia cronica e invalidante, con nuovi Livelli Essenziali di Assistenza (LEA) specifici per l’endometriosi introdotti nel 2017 e proposte legislative per migliorare l’assistenza. Tuttavia, come sottolinea la Galliano, “è fondamentale intensificare gli sforzi per una migliore diagnosi e trattamento”.
Questo crescente riconoscimento dell’endometriosi segna un cambiamento positivo, ma evidenzia anche la necessità di ulteriori miglioramenti nella gestione della salute femminile, affinché le donne possano affrontare questa sfida con il supporto e le conoscenze adeguate.
