Nuove frontiere in Sanità. Arrivano le Farmacie dei Servizi per erogare nuove prestazioni per i cittadini, soprattutto nei piccoli centri abitati, tra accessibilità e sfide per garantire standard qualitativi appropriati
La proposta del Decreto Legislativo Semplificazioni, ancora in attesa di formalizzazione in Parlamento, apre a una nuova visione per le farmacie italiane. Il cambiamento normativo proposto, infatti, estenderebbe il campo d’azione delle farmacie, oltre alla somministrazione dei vaccini influenzali e anti-Covid-19 agli over 12. I farmacisti, dopo un adeguato percorso formativo, con aggiornamenti annuali gestiti dall’Istituto Superiore di Sanità, avrebbero la possibilità di amministrare una fascia più ampia di vaccini e di eseguire test diagnostici in locali adeguati e con il rispetto della privacy. Le Asl, invece, avrebbero il compito di autorizzare queste nuove strutture, verificando il rispetto delle norme igienico-sanitarie e la distanza minima da altre farmacie, per mantenere un’equa distribuzione dei servizi. L’innovazione si esprime anche nell’introduzione di un’insegna “Farmacia dei servizi” che faciliterebbe il riconoscimento da parte dei cittadini.
Soprattutto nei piccoli centri, si prevede la possibilità di accedere a una serie di servizi, dalla telemedicina alla scelta del medico di famiglia o del pediatra, fino ai test diagnostici per il contrasto all’antibiotico resistenza. Sono solo alcuni degli aspetti della norma, la quale modifica quanto contenuto nel Dlgs 153/2019 e prevede anche da parte delle farmacie l’erogazione per conto delle strutture sanitarie dei farmaci e dei dispositivi medici necessari al trattamento dei pazienti in assistenza domiciliare, residenziale e semiresidenziale.
Le farmacie non possono sostituirsi alle case di comunità

La Federazione nazionale degli Ordini dei tecnici sanitari di radiologia medica e delle professioni sanitarie tecniche, della riabilitazione e della prevenzione (FNO TSRM e PSTRP) interviene nel dibattito con un contributo che però bilancia l’entusiasmo per le potenzialità della norma con un occhio critico verso alcuni dettagli. “Ok alla Farmacia dei servizi nelle zone dove la popolazione non può raggiungere le case di comunità” – dichiara Saverio Stanziale, Presidente della Commissione di albo nazionale dei Tecnici sanitari di laboratorio biomedico – nelle quali, come da DM 77, saranno previsti i servizi diagnostici di base, non solo gli esami di laboratorio, ma anche altre prestazioni erogate da diverse professioni sanitarie. Nelle case di comunità poi sarà garantita la strumentazione analitica che risponde a standard qualitativi istituzionali, il prelievo di sangue sarà venoso e non capillare come nelle farmacie e l’attendibilità e la qualità del dato farà si che con l’esito degli esami eseguiti nelle case di comunità si potrà fare diagnosi. Per le farmacie, invece, avrei molti dubbi se dovessi diagnosticare una malattia attraverso la strumentazione e la modalità operativa di prelievo del sangue”.
Non si possono comparare i testi fatti in farmacia con quelli in laboratorio
Sulla carta, il progetto sembra dunque promettente, soprattutto per le comunità più piccole. Sono novità che indicano (e che vogliono concretizzare) una visione della Sanità più accessibile e integrata, assegnando alle farmacie un ruolo più attivo nel sistema di assistenza sanitaria del Paese. Ma le professioni sanitarie sollevano questioni inerenti alla qualità e affidabilità delle analisi. Per garantire risultati sicuri, è fondamentale rispettare gli standard pre-analitici, oltre alla competenza dei professionisti di laboratorio nella gestione dei controlli di qualità e nella comunicazione dei referti, soprattutto quando si tratta di valori critici. Inoltre, rimarcano la differenza tra gli esami effettuati in farmacia e quelli di laboratorio, sottolineando come i primi possano essere comparati a dei semplici autotest. Per questo motivo c’è una certa preoccupazione sulla validazione tecnica degli esami in farmacia, spesso trascurata ma essenziale per l’affidabilità dei risultati, responsabilità attualmente attribuita ai tecnici sanitari di laboratorio medico (TSLB). Solleva, inoltre, dubbi sull’uso appropriato dei sistemi Point of Care testing (PoCt), adeguati per l’autocontrollo ma non per la diagnosi.
È evidente che la norma apre a un dibattito più ampio sull’accreditamento delle farmacie come strutture convenzionate con il Sistema Sanitario Nazionale (SSN) e sui requisiti richiesti sia per gli ambienti, sia per le competenze del personale.
In conclusione, mentre si attende la discussione parlamentare del DDL, si spera che le criticità emerse diventino il punto di partenza per un dialogo costruttivo con le istituzioni. Perché il fine ultimo è garantire servizi sanitari di qualità, accessibili e affidabili per tutti i cittadini, preservando il diritto alla salute e alla sicurezza delle cure.
