Nessun rifinanziamento per il fondo sui DCA (Disturbi del comportamento alimentare), salvato in corner con 10 milioni di euro con il decreto milleproroghe, ma almeno si garantisce il fondo per l’Alzheimer e le demenze
Cinque milioni per il 2024 e 15 milioni per ciascuno degli anni 2025 e 2026: è la dotazione per il Fondo per l’Alzheimer e le demenze inserita nella legge di bilancio. La Federazione Alzheimer Italia tira un sospiro di sollievo, anche perché il testo iniziale della manovra non prevedeva alcun finanziamento.
Si garantiscono soldi per l’aggiornamento dei LEA e per rafforzare l’assistenza territoriale con nuove assunzioni.
Sicuramente è una goccia nel mare dei bisogni di circa 1.480.000 famiglie che in Italia convivono con la demenza, ma comunque importante. Meglio di niente.
Nel prossimo triennio le associazioni continueremo a collaborare con le istituzioni e a vigilare affinché i fondi siano utilizzati per progetti realmente utili, in grado di fare la differenza nella vita di tante persone e fornire più servizi sul territorio.
Secondo i dati del Global Action Plan 2017-2025 dell’OMS, nel 2015 la demenza ha colpito 47 milioni persone in tutto il mondo, una cifra che, secondo le previsioni, aumenterà a 75 milioni entro il 2030 e 132 milioni entro il 2050, con circa 10 milioni di nuovi casi all’anno. La stima dei costi supera 1 trilione di dollari all’anno, con un incremento progressivo. Una vera sfida per i servizi sanitari di tutto il mondo.
Inoltre, la malattia di Alzheimer e le altre demenze rappresentano la 7a causa di morte nel mondo in cui il maggiore fattore di rischio è proprio l’età. In una società che invecchia, l’impatto del fenomeno assume quindi dimensioni allarmanti.
In Italia, la situazione non è rosea. Secondo le proiezioni demografiche, nel 2051 ci saranno 280 anziani ogni 100 giovani, con aumento di tutte le malattie croniche legate all’età, tra cui le demenze.
Nel 2023 il numero totale delle persone con demenza è stimato in oltre 1 milione (di cui circa 600.000 con Alzheimer). Sono invece circa 3 milioni le persone direttamente o indirettamente coinvolte nella loro assistenza, con conseguenze rilevanti anche sul piano economico.
C’è tanto da fare ancora per i diritti e i bisogni delle persone con demenza e ci si augura che tale rifinanziamento sia il primo dei passi necessari per dare risposte concrete ai pazienti e non lasciare sole le famiglie di fronte a una diagnosi e a un percorso di vita molto difficile da gestire.
