Uno spazio pensato per accogliere, ascoltare e sostenere. Si chiama Hakuna Matata ed è il nuovo centro per famiglie aperto a Rieti, grazie all’impegno del Consorzio Sociale RI1 e alla collaborazione con il Comune. Il nome, che richiama la celebre espressione swahili, resa famosa dal film di animazione Il Re Leone, vuol dire “nessuna preoccupazione” ed è proprio questo lo spirito che si respira nei locali di via P. Boschi 33: un luogo in cui grandi e piccoli possono trovare un punto di riferimento.
All’interno di questo progetto, l’Università degli Studi Roma Tre è partner scientifico dell’associazione Restarting Wellbeing. Una collaborazione che si concretizzerà in attività di gruppo sul territorio nei prossimi due anni, supervisionate da Fanny Guglielmucci, Professore Associato in Psicologia Dinamica presso il Dipartimento di Filosofia, Comunicazione e Spettacolo (FILCOSPE), rivolte a famiglie che stanno attraversando periodi di transizione e riorganizzazione interna legati a separazioni, affidi e adozioni.
Il centro offre una varietà di servizi destinati alle famiglie dei 25 comuni del Consorzio, tra cui: sportello informativo sui servizi territoriali, supporto per affidi e adozioni, gruppi di socializzazione per adulti, laboratori per bambini e adolescenti, sostegno psicologico, progetti per la neo-natalità e ludoteche per la fascia 0-3 anni. Un piccolo grande “villaggio” che mette al centro il benessere delle persone e rafforza il legame tra istituzioni e cittadinanza.
Un’iniziativa che si spera possa diffondersi anche ad altre province italiane. Perché, in fondo, crescere insieme è molto più semplice quando c’è qualcuno pronto ad ascoltarti.
Ci parlano del progetto Edoardo Bigioni, presidente (e legale rappresentante) dell’Associazione Restarting Wellbeing, l’Assessore alle Politiche Sociali, Salute Pubblica e Pari Opportunità Giovanna Palomba e Fanny Guglielmucci.
Perché nasce “Hakuna Matata”
“L’idea di creare un centro per famiglie è nata da un’esigenza molto chiara – ci spiega Bigioni. Negli ultimi anni si è parlato tantissimo dell’individuo, quasi mettendo in secondo piano i gruppi sociali, in particolare la famiglia. Ma è proprio lì, in famiglia, che le persone crescono, si formano, imparano a stare al mondo. Oggi però la famiglia spesso è lasciata sola, privata di alcuni strumenti e supporti che dovrebbero invece essere garantiti. Da qui l’intuizione: creare uno spazio dedicato, accogliente, capace di rispondere ai bisogni reali delle persone. Abbiamo scoperto che a Rieti c’erano già dei movimenti interessanti in questa direzione, grazie al lavoro del Consorzio Sociale RI1 e alla sensibilità dell’assessore alle politiche sociali del Comune. Da lì, insieme ad altre quattro associazioni, è nata l’idea di creare un centro per le famiglie. L’abbiamo chiamato Hakuna Matata, perché volevamo che fosse un luogo in cui ci si potesse sentire leggeri, accolti, liberi di essere”.

“Il Comune di Rieti – aggiunge l’assessore Palomba – ha messo a disposizione gli spazi per un centro che offre attività di supporto e mediazione familiare, accompagnamento alla genitorialità, aiuto concreto per le famiglie, oltre a iniziative ludico-ricreative rivolte ai minori. La volontà di attivare questa iniziativa nasce dalla ferma convinzione di dover riconoscere un ruolo centrale alla famiglia e alla figura dei genitori, sempre e comunque nel prioritario interesse dei minori. Garantire ai bambini e alle bambine una crescita sana e serena significa, infatti, tutelare e rafforzare il contesto familiare attraverso interventi di sostegno, aiuto e accompagnamento nella delicata funzione genitoriale. Un sostegno concreto alla famiglia rappresenta anche uno strumento fondamentale di prevenzione per l’integrità familiare, evitando, laddove possibile, di ricorrere a misure più drastiche, riservate solo ai casi di particolare gravità. Un’attenzione particolare è rivolta all’attuale contesto sociale: in un periodo segnato da crisi occupazionale e crescenti difficoltà economiche è indispensabile affiancare le famiglie nella gestione di un compito genitoriale sempre più complesso. L’impegno dell’amministrazione è di continuare su questa strada, rafforzando le attività del Centro e promuovendo sinergie con scuole e docenti, che possono svolgere un ruolo complementare e prezioso.
L’obiettivo a cui tendiamo – conclude – è la creazione di un vero e proprio polo per e della famiglia, a tutela dei diritti delle persone più fragili e vulnerabili, con un’attenzione particolare ai bambini, che hanno diritto a uno sviluppo sano, sereno e, per quanto possibile, all’interno del proprio nucleo familiare”.
Oggi la comunicazione all’interno della famiglia è sempre più fragile
“I servizi proposti nascono da un’osservazione attenta dei bisogni delle famiglie: c’è uno sportello informativo, un servizio per affidi e adozioni, laboratori per diverse fasce d’età, gruppi di socializzazione, sostegno psicologico, progetti per la natalità. Come associazione Restarting Wellbeing – afferma Bigioni – il nostro focus è sui gruppi di parola. È lì che vogliamo mettere energia e competenze.

In pratica, immaginiamo una stanza con un gruppo di persone sedute in cerchio. Ognuna condivide un’esperienza, un pensiero, qualcosa che ha vissuto. Lo mette sul tavolo, lo confronta con chi ha di fronte. Lo scopo non è solo quello di raccontarsi, ma di sentirsi ascoltati, accolti e anche, perché no, di ritrovare fiducia nella comunicazione. Perché non è per niente scontato: in molte famiglie oggi comunicare è diventato complicato, anche per via dei cambiamenti culturali, della tecnologia, della distanza tra generazioni. E, infatti, proprio questo è uno dei problemi che vogliamo affrontare: oggi si comunica con emoji, GIF, messaggi veloci. Ma se non ci abituiamo a usare le parole, rischiamo di perdere il nostro vocabolario emotivo. E se perdiamo le parole, perdiamo anche un pezzo della nostra capacità di pensare, di esprimerci, di entrare in relazione”.
“Per realizzare tali attività, occorrono sinergie con il territorio – prosegue l’assessore – Rieti ha, fortunatamente, una buona presenza di Associazioni di settore e non che potrebbero essere coinvolte in progettualità specifiche. Senza dubbio, anche la ASL, in particolare il Consultorio, dovrà essere coinvolta perché le sinergie e gli interventi possano essere più efficaci. Ma anche il coinvolgimento della Comunità è fondamentale. Per questo non devono essere trascurati momenti di sensibilizzazione e di corresponsabilizzazione. Rieti è una città che risponde sempre bene a richieste di aiuto e nella gestione delle politiche sociali, oggi più che mai, è essenziale ricorrere al terzo settore, attraverso convenzioni ad hoc, per la realizzazione di interventi e progetti di sostegno. Per questo è sempre più necessario anche un impegno volto alla formazione e alla consapevolezza”.
L’ascolto prima di tutto
“È ancora presto per sapere cosa ne pensano le famiglie, il centro è partito da poco più di un mese, ma qualche segnale incoraggiante c’è già. Alcune persone sono venute a informarsi, a capire cosa stavamo costruendo. Ed è proprio quello che vogliamo: farci conoscere, spiegare con calma cosa offriamo, aiutare a trovare il servizio giusto a seconda della situazione specifica. Per questo abbiamo attivato uno sportello di orientamento: ascoltiamo, comprendiamo e poi, se serve, accompagniamo la persona nel percorso più adatto. Sappiamo che all’inizio ci può essere un po’ di diffidenza, soprattutto nei piccoli centri dove a volte si ha paura del giudizio o delle chiacchiere. Ma ci sta. Il nostro obiettivo non è certo forzare nessuno, bensì offrire una possibilità. Un’alternativa. Uno spazio di ascolto. Siamo tutti volontari. Persone che credono davvero in questo progetto e che vogliono dare un contributo concreto al benessere della comunità. Non sappiamo ancora come andrà, ma ci mettiamo impegno, passione e soprattutto ascolto. Perché Hakuna Matata è prima di tutto questo: un posto dove non sentirsi mai soli” – conclude Bigioni.
Mappare i bisogni, osservandoli
“Le necessità delle famiglie non sono state individuate attraverso strumenti quantitativi o raccolte dati tradizionali, ma seguendo un’altra logica: quella dell’osservazione dei fenomeni, ovvero delle esperienze soggettive che attraversano le famiglie affidatarie e adottive, esperienze spesso complesse, silenziose, difficili da elaborare – spiega Fanny Guglielmucci.

Il nostro punto di partenza non è stato costituito da numeri o rilevazioni empiriche, ma da presenze vive, storie concrete e bisogni profondi che io stessa conosco, avendoli attraversati in prima persona, sulla mia pelle. Si tratta di famiglie che abitano una sorta di “terra di mezzo”, dove troppo spesso si confrontano con il vuoto dei servizi e la sensazione di essere lasciate sole nel compito faticoso di riorganizzare legami, ruoli e significati. È da questo spazio, fragile ma potenzialmente generativo, che è nata l’idea di proporre momenti collegiali di gruppo: non come semplice supporto, ma come risposta profondamente relazionale e trasformativa a un’assenza sistemica. Una risposta concreta, cucita su ferite invisibili, ferite dell’anima, che domandano accoglienza, parola e condivisione”.
Tra sfide e risorse: ostacoli e punti di forza
“Il primo impatto con il territorio rietino è stato uno scontro più che un incontro, complice anche la storia e la geografia di quei luoghi – afferma Guglielmucci. Sicuramente l’essere ‘‘stranieri’ (veniamo comunque da Roma) non ha aiutato, ma anzi ha complicato un quadro già di per sé complesso. Alle naturali resistenze istituzionali, si sono aggiunti aspetti frammentati che coinvolgono 25 comuni su un territorio tutt’altro che semplice e che abbiamo riscontrato anche nelle modalità comunicative. Sicuramente questi aspetti rendono più difficile costruire alleanze e tessere quelle reti territoriali solide e condivise che sono essenziali per un lavoro efficace con e per le famiglie. Il nostro approccio parte dalla famiglia come sistema vivente, e si fonda su una modalità di intervento e di ascolto profondo, capace di accogliere la complessità e restituirle dignità e senso. Anche le resistenze incontrate, allora, diventano occasione di riflessione: ci interrogano sulla necessità di trovare nuove vie di apertura, nuove forme di alleanza e dialogo, nel tentativo tanto faticoso quanto necessario di generare un cambiamento culturale, prima ancora che sociale”.
Per ulteriori informazioni sul centro “Hakuna Matata” e sulle attività offerte, è possibile contattare il numero 34805-13456075392 o scrivere all’indirizzo email hakunamatatarieti@libero.it.
