Un nuovo studio rivela l’impatto delle biotecnologie sulla salute degli italiani: centinaia di farmaci nuovi, migliaia di pazienti raggiunti, numerosi studi clinici attivi. Ma serve un ambiente più favorevole all’innovazione per garantire l’accesso alle cure del futuro.
Dietro i numeri freddi dell’economia si nasconde una realtà fatta di persone e di cure che possono cambiare la vita. Partendo da uno studio presentato da Roche Italia sull’impatto dei propri investimenti sul sistema economico e sanitario italiano, a Roma si è discusso di quanto il biotech possa fare per il sistema paese ma soprattutto per le persone che lo abitano. Insieme a rappresentanti dell’industria e della politica, si è parlato di come rafforzare questo settore (farmaceutico, ma anche il mondo dei dispositivi medici) che non genera solo valore economico, ma incide sulla vita delle persone e sull’ottimizzazione del Sistema Sanitario Nazionale che quelle persone deve curare.

Migliaia di pazienti al centro della ricerca
Nel 2023, solo considerando una delle principali realtà del biotech italiano, sono stati oltre 75.000 i pazienti che hanno avuto accesso a terapie innovative. Un numero che rappresenta famiglie, storie personali, vite che hanno potuto contare su farmaci e cure all’avanguardia. Ma c’è di più: 225 studi clinici attivi hanno coinvolto più di 13.400 pazienti, offrendo loro la possibilità di accedere a terapie sperimentali che potrebbero rappresentare l’ultima speranza contro malattie gravi. E parliamo solo di un’azienda farma: proviamo a immaginarci i numeri del tutto comparto, e di quanti pazienti stiamo parlando.
Perché, appunto, non sono solo numeri. Dietro questi dati ci sono persone come Maria, che ha potuto partecipare a uno studio clinico per il suo tumore al seno, o come Giuseppe, che grazie a un programma di uso compassionevole ha avuto accesso anticipato a una terapia salvavita per la sua malattia neurologica. Sono 24 i programmi di questo tipo attivi in Italia da Roche, che garantiscono l’accesso a cure innovative in cinque aree terapeutiche cruciali, spesso prima che i farmaci siano disponibili sul mercato.
La diagnostica: la bussola che guida le cure
Un aspetto spesso sottovalutato, ma fondamentale per ogni paziente è la diagnostica. Come ha sottolineato Burçak Çelik, General Manager Roche Diagnostics SpA: “La diagnostica, in particolare quella in vitro, svolge un ruolo fondamentale per affrontare le sfide sanitarie attuali e future. È la bussola che guida l’intero percorso del paziente: dalla prevenzione alla diagnosi precoce, dalla scelta terapeutica al monitoraggio dei trattamenti. Influenzando circa il 70% di tutte le decisioni cliniche, il suo impatto sulla salute delle persone è enorme. Eppure, il suo valore oggi sembra ancora essere poco riconosciuto se si considerano gli esigui investimenti dedicati ad essa. È tempo di riconoscere il suo ruolo di abilitatore di un sistema sanitario più sostenibile e resiliente, capace di evolvere da un modello reattivo di ‘cura’ a uno proattivo, che privilegia la capacità di ‘prevedere’, ‘intervenire precocemente’ e ‘personalizzare’ le cure per un futuro più sano”.

L’effetto moltiplicatore: quando l’innovazione genera valore per tutti
Lo studio Roche rivela un dato interessante: ogni euro investito da questa azienda in ricerca clinica ha generato un ritorno di 2,93 euro per il Sistema Sanitario Nazionale. Questo “effetto moltiplicatore” si traduce in benefici concreti per i pazienti: più risorse per la sanità pubblica, accesso a cure innovative, riduzione dei costi per le famiglie. Ad esempio, i 56,5 milioni di euro investiti dall’azienda direttamente negli studi clinici rappresentano un risparmio immediato per il Servizio Sanitario Nazionale, risorse che possono essere destinate ad altre esigenze sanitarie. È un circolo virtuoso che parte dall’innovazione e arriva direttamente nelle vite dei pazienti. Andrea Fortuna di PwC Italia, che ha curato lo studio metodologico, ha evidenziato come “il settore biotech possa contribuire a generare valore sistemico, contribuendo in modo significativo alla crescita economica e occupazionale, al progresso scientifico e alla sostenibilità sociale del Paese”. Un progresso che, tradotto in termini pratici, significa migliori cure per i pazienti e un sistema sanitario più sostenibile.
Il nodo del payback: quando le regole limitano l’accesso alle cure
Durante l’evento è emerso un tema cruciale per il futuro dell’accesso alle cure innovative: il sistema del payback. Questo meccanismo, che obbliga le aziende farmaceutiche e dei dispositivi medici a restituire parte dei ricavi quando la spesa sanitaria supera certi limiti, rischia di limitare gli investimenti in ricerca e sviluppo. Voluto venti anni fa per trovare un equilibrio nella spesa farmaceutica pubblica, oggi non ha più molto senso.
Una preoccupazione che tocca direttamente i pazienti: meno investimenti in ricerca significano meno terapie innovative, tempi più lunghi per l’accesso alle cure, meno opportunità per chi lotta contro malattie gravi. La buona notizia è che sembra esserci un’apertura al cambiamento da parte delle istituzioni. Daria Perrotta della Ragioneria generale dello Stato ha aperto a un graduale superamento del payback, affermando che il meccanismo “si potrebbe eliminare trovando il tetto giusto” e si è chiesta “se sia possibile evitare che il taglio del payback sia lineare, andando a mitigare nei casi in cui si faccia ricerca clinica”, ribadendo di voler “assolutamente avviare dibattito in questo senso“. Francesco Saverio Mennini, Capo Dipartimento del Ministero della Salute, ha confermato che “il payback non si può eliminare da un giorno all’altro, ma c’è un percorso del ministero e del Mef in concerto con le aziende per cercare piano piano di ridurne l’impatto”. Enrica Giorgetti, Direttore Generale di Farmindustria, ha sottolineato come “in Italia abbiamo un tessuto scientifico significativo, ma i tempi di accesso a questi processi sono lunghissimi. Abbiamo ancora regole di 20 anni fa, e con questo alto livello di innovazione il payback non è più sostenibile”.
Un futuro di nuove opportunità di cura
Il quadro che emerge è quello di un settore, quello biotecnologico, che può davvero fare la differenza nella vita delle persone. Non si tratta solo di economia o di numeri, ma di migliaia di pazienti che ogni anno possono contare su cure all’avanguardia, su diagnosi più precise, su terapie personalizzate. L’Italia ha un tessuto scientifico significativo, ma serve un ambiente più favorevole all’innovazione. Per i pazienti, questo significa una cosa semplice ma fondamentale: la possibilità di avere una cura. Il diritto di avere accesso alle cure migliori, indipendentemente dalla propria condizione economica. Il diritto di sapere che la ricerca continua, che nuove terapie sono in arrivo, che il sistema sanitario lavora per loro.
La strada da percorrere
Il messaggio che emerge dall’evento è chiaro: il biotech può essere un motore di sviluppo non solo economico, ma soprattutto umano. Può trasformare la vita delle persone, può garantire un futuro migliore per tutti i pazienti. Ma per realizzare questo potenziale serve il sostegno di tutti: istituzioni, operatori sanitari, associazioni di pazienti. Solo lavorando insieme si può creare un ambiente in cui l’innovazione possa prosperare e i suoi benefici arrivare davvero a chi ne ha bisogno. Perché dietro ogni studio clinico, dietro ogni investimento in ricerca, dietro ogni nuova terapia, ci sono sempre loro: i pazienti, le persone, le famiglie che ogni giorno lottano per la salute e la prospettiva di un domani migliore.
L’evento ha avuto luogo presso l’ambasciata Svizzera a Roma e si è aperto con il benvenuto dell’ambasciatore Roberto Balzaretti e i saluti istituzionali di Gilberto Pichetto Fratin, Ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica, Claudio Durigon, Sottosegretario al Ministero del lavoro e delle politiche sociali e Stefano Verrecchia, Capo dipartimento, Ministero per gli Affari europei. Ci sono poi state due tavole rotonde a cui hanno partecipato Guido Beccagutti, Direttore Generale Confindustria DM; Enrica Giorgetti, Direttore Generale Farmindustria; Francesco Saverio Mennini, Capo Dipartimento Programmazione, dei dispositivi medici, del farmaco e delle politiche in favore del SSN del Ministero della Salute; Andrea Montanino, Chief Economist e Direttore Strategie Settoriali e Impatto Cassa Depositi e Prestiti; Daria Perrotta, Ragioneria Generale dello Stato Francesca Galli, Dirigente di Gabinetto in servizio presso la segreteria tecnica del Ministro Università e Ricerca; Marica Nobile, Direttrice Federchimica Assobiotec e Domenico Sacco, Consigliere Ministero delle Imprese e del Made in Italy per il settore biomedicale e farmaceutico. In chiusura l’intervento di Padraic Ward, Head of Pharma International di Roche. Dal confronto è emerso che il futuro del Paese passa anche dalla capacità di sostenere il biotech, un settore che non solo cura, ma costruisce le basi di un sistema Italia più innovativo, sostenibile e competitivo.ore dell’innovazione medica.
