Una conversazione con la cardiologa Teresa Castiello su salute cardiovascolare femminile, menopausa, gravidanza e microbioma: tutto quello che non ci è mai stato detto davvero
C’è una frase che Teresa Castiello — cardiologa, fondatrice di Mial Healthcare (Medici Italiani a Londra), presidente uscente della Royal Society of Medicine e membro del gruppo di lavoro europeo sulle cardiomiopatie — ripete con la naturalezza di chi ha trovato nella scienza la conferma di qualcosa che l’intuizione umana sapeva già da secoli: il cuore pensa.
Non è una metafora. È neuroscienza.
«Il cuore ha un piccolo sistema nervoso interno, circa 40.000 neuroni», spiega Castiello. «Non sono tantissimi rispetto ai miliardi del cervello, ma il numero ha un’importanza relativa. Questi neuroni comunicano con il cervello — non è il cervello a parlare al cuore, ma il cuore a parlare al cervello — attraverso il nervo vago. Quella sensazione che chiamiamo intuito non è solo una sensazione: è reale.»
L’asse intestino-cuore-cervello disegna una rete viva, fitta, che elabora emozioni e pensieri ben al di là di quello che siamo abituati a immaginare. E questa complessità, nel corpo femminile, ha caratteristiche tutte sue.
Ne abbiamo parlato in una live su Instagram che potete rivedere qui:
Un cuore diverso, studiato poco
Per decenni la medicina cardiovascolare ha costruito le proprie conoscenze quasi esclusivamente su dati maschili. Fino all’80% dei pazienti arruolati negli studi clinici cardiologici sono uomini. Compresi studi fondamentali su coronarie e scompenso. Il cuore femminile è rimasto, di fatto, una variabile non calcolata.
«Abbiamo applicato dati maschili al cuore femminile con errori», dice Castiello senza giri di parole. «Siamo diversi anatomicamente, nelle patologie che sviluppiamo e nei sintomi con cui le manifestiamo.»
Il cuore femminile è mediamente il 15-20% più piccolo. I vasi coronarici sono più sottili, la microcircolazione più fitta e più fragile. La frequenza cardiaca è più alta. E quello che viene considerato normale per un uomo può già essere sotto la soglia per una donna.
Ma la differenza più pericolosa — e più a lungo ignorata — riguarda i sintomi dell’infarto. Fino a poco tempo fa, i segnali tipici delle donne venivano classificati come “atipici”. Un termine, chiarisce Castiello, che ha fatto danni enormi: «Atipico rispetto all’uomo, sì. Ma tipicissimo per la donna.» Nausea, senso di stanchezza improvvisa, mancanza di fiato, ansia acuta: sintomi che, troppo spesso, si sono sentiti rispondere con un “stai tranquilla, è solo ansia.” Mentre magari era un infarto.
Le nuove linee guida europee del 2024 hanno finalmente eliminato il termine “atipico”. Un passo avanti, ma c’è ancora molto da recuperare.
La menopausa non è solo vampate
Quando nella conversazione si arriva alla menopausa, Castiello smette di essere solo una cardiologa e diventa anche una narratrice precisa della biologia femminile. La menopausa, spiega, è uno shock ormonale con effetti profondi sul cuore — non solo sul metabolismo o sul sonno.
Gli estrogeni sono ormoni altamente cardioprotettivi. Quando crollano, il colesterolo LDL sale, l’HDL perde efficacia, i trigliceridi aumentano. «È possibile avere un’ipercolesterolemia da menopausa anche se si è sempre mangiato bene e non si è mai avuto il colesterolo alto», avverte Castiello. Va monitorato subito.
Il grasso viscerale — quello che si sposta dai fianchi all’addome con la menopausa — non è solo un problema estetico: è un grasso endocrinicamente attivo, infiammatorio, che irrigidisce le pareti vascolari e aumenta il rischio di ipertensione e scompenso. Anche le vampate, spesso liquidate come un fastidio passeggero, sono un segnale di disfunzione autonomica da non sottovalutare.
La gravidanza: uno stress test da non dimenticare
C’è un capitolo della salute cardiovascolare femminile su cui si tende a mettere un punto troppo in fretta: la gravidanza. Preeclampsia, ipertensione gestazionale, diabete gestazionale — condizioni che durante la gravidanza vengono seguite con attenzione, e poi, una volta conclusa, spesso archiviate.
Castiello invita a tenere la cartella aperta: «Queste complicanze non finiscono con la gravidanza, ma aumentano il rischio di scompenso, ictus e ipertensione fino a quattro volte. Devono essere un campanello d’allarme cardiologico per tutta la vita.»
E lo sguardo si allarga ancora di più: anche i problemi di concepimento, gli aborti spontanei, un menarca precoce (prima dei 12 anni) sono segnali che il rischio cardiovascolare può essere più alto. «La nostra storia è un continuum e non può essere vista a pezzettini.»
Il microbioma: il nostro alleato invisibile, anche per il cuore
Trilioni di microrganismi abitano il nostro intestino e comunicano, attraverso quell’asse che ormai conosciamo, con il cuore e con il cervello. Il microbioma non è un ospite passivo: invia segnali, modula l’infiammazione, protegge o danneggia i nostri organi a seconda di come lo trattiamo.
«Noi siamo più batteri che cellule, in un certo senso», dice Castiello. E con la menopausa, ma anche con un’alimentazione scorretta, l’equilibrio di questa popolazione si altera, aumenta l’infiammazione sistemica e il rischio cardiovascolare.
Cosa preserva il microbioma? Fibre, grassi sani (olio extravergine di oliva, avocado, noci), proteine magre, formaggi fermentati come yogurt e ricotta, tanta frutta e verdura. E pochi cibi processati, pochi zuccheri, alcol con moderazione.
«La dieta mediterranea è tra le migliori al mondo», ricorda Castiello, «ma non vuol dire pane e pasta. Vuol dire iniziare con un bel piatto di verdura verde, aggiungere proteine e, in proporzione minore, i carboidrati. Ribaltare un po’ le proporzioni a cui siamo abituati.»
Muoversi: non un consiglio, una medicina
Centocinquanta, trecento minuti a settimana di attività fisica moderata. Da mezz’ora a un’ora al giorno, calibrata sull’età e sulle condizioni cliniche. «Non ci sono patologie cardiache per cui l’attività fisica viene vietata», sottolinea Castiello. «Va modulata, ma deve esserci.» E deve essere varia: attività cardiovascolare, esercizi di rinforzo muscolare (fondamentali per contrastare la sarcopenia), allungamento, yoga, pilates — che aiutano anche la sindrome del cuore spezzato, il Tako-Tsubo, patologia da stress tipicamente femminile.
Iniziare a prendersi cura di sé
La chiusura di Teresa Castiello è insieme semplice e potente: «La donna tende a prendersi cura di tanti e di tutti. Iniziamo invece a prenderci cura di noi stesse, partendo dal nostro cuore.»
Un invito che è anche un promemoria medico: i controlli cardiologici andrebbero iniziati a 40 anni (prima in presenza di familiarità o fattori di rischio), la storia riproduttiva va sempre comunicata al cardiologo, e i sintomi “diversi” non vanno mai normalizzati o ignorati.
Il cuore delle donne merita di essere conosciuto. E ascoltato.
