Il G7 Inclusione e Disabilità, tenutosi nei giorni scorsi ad Assisi e Solfagnano, si è proposto come punto di svolta nella promozione dell’accessibilità universale e della partecipazione delle persone con disabilità alla vita sociale e politica. Il Ministro per le Disabilità, Alessandra Locatelli, ha aperto i lavori sottolineando l’importanza dell’innovazione e della collaborazione tra paesi per creare una società inclusiva, in cui ogni individuo possa godere di pari opportunità. Le associazioni ANFFAS, FISH, AISLA, Famiglie SMA e i Centri NeMo hanno sollecitato misure concrete per garantire diritti esigibili e migliorare la qualità della vita delle persone con disabilità.
Dichiarazioni che hanno rimarcato l’urgenza di passare dalle parole ai fatti, attraverso azioni che traducano i principi della Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità in politiche concrete.
L’evento si è concluso con la stesura della “Carta di Solfagnano”, un documento (scritto in inglese e non tradotto in italiano per il momento) che impegna i Paesi del G7 a promuovere politiche concrete per garantire diritti e dignità alle persone con disabilità, i cui punti principali includono: il rafforzamento delle leggi sull’accessibilità, l’inclusione nel mercato del lavoro, il sostegno alle famiglie e caregiver, il miglioramento dell’istruzione inclusiva, e la promozione di una cultura più accessibile.
La Carta evidenzia inoltre l’importanza di mettere in atto strategie di cooperazione internazionale finalizzate alla costituzione di società più inclusive.
Tutto il mondo dell’associazionismo ha rivendicato a gran voce che tali impegni si traducano in cambiamenti tangibili ed immediati, attraverso una più efficace applicazione delle leggi esistenti e l’introduzione di politiche innovative.
Ma in Umbria in quegli stessi giorni è andata in scena un’altra realtà parallela e nettamente contrastante a quella del G7, nascosta dai suoi riflettori e dal clamore suscitato da eventi come questo e dalle passerelle di chi è solo in cerca di visibilità e di consenso.
Sono le esperienze quotidiane di chi affronta le difficoltà imposte dalla disabilità, spesso ignorate dal mondo politico e mediatico, che resta distante e poco consapevole delle reali sfide legate alla disabilità. Queste persone si trovano a vivere in condizioni di invisibilità, lontane dai riflettori e dall’attenzione pubblica, nonostante i bisogni urgenti di assistenza e supporto che affrontano ogni giorno.
Fortunato Nicoletti, Vicepresidente di Nessuno è Escluso, associazione di volontariato che fornisce supporto alle famiglie di persone con disabilità grave o gravissima, condivide con noi un episodio, di normale amministrazione per chi la diversità la vive tutti i giorni sulla propria pelle.
Una realtà che si discosta profondamente dalla parata di illustri figure internazionali vista sul palco di Assisi.
Mentre l’evento metteva al centro l’inclusione con discorsi solenni, le vere difficoltà vissute quotidianamente dalle persone con disabilità hanno continuato ad essere ignorate dalle istituzioni. La distanza tra le promesse ufficiali e le sfide quotidiane delle famiglie coinvolte sottolinea, infatti, quanto ci sia ancora da fare per trasformare l’impegno per l’accessibilità e l’inclusione in azioni concrete e reali miglioramenti nella vita di chi ne ha più bisogno.
“Qualche settimana fa – racconta Nicoletti – una famiglia dell’Umbria ha chiesto il supporto della nostra associazione per ottenere assistenza domiciliare per il loro bambino di un anno con una grave disabilità e con bisogni complessi. Nonostante la mamma avesse fornito un’ampia documentazione medica, proveniente da ospedali di rilievo come il Gaslini e il Bambin Gesù, la USL non aveva ancora definito un piano adeguato per il suo bambino. Solo dopo aver coinvolto il nostro legale ed inviato una diffida, la USL ha finalmente redatto un PAI, Piano Assistenziale Individualizzato, conforme alle loro necessità”. “Tutto questo succede ogni maledetto giorno, in ogni maledetta regione di Italia, nel silenzio più assoluto di tutti, perché l’importante è fare propaganda attraverso show e circhi mediatici come il “G7 sulla inclusione e disabilità”… circondandosi di apposita clacque scelta con cura. Noi continueremo incessantemente a lavorare per queste famiglie e per queste surreali situazioni e oggi abbiamo voluto raccontarvi questa perché siamo certi sia utile dare il messaggio che combattere per i propri diritti non è una opzione ma un dovere. Ringrazio pubblicamente Francesca per averci dato fiducia consentendoci di supportare la sua famiglia”.
Ogni giorno, migliaia di famiglie in Italia affrontano le difficoltà legate alla disabilità, spesso senza il supporto adeguato. Queste situazioni non sono limitate a una specifica area geografica ma si verificano in tutto il Paese. Mancanza di assistenza sanitaria e scolastica, insegnanti di sostegno insufficienti, e caregiver familiari invisibili sono solo alcuni dei problemi evidenziati. Nonostante esistano leggi e norme, molte rimangono disattese. Gli eventi di facciata come il G7 sulla disabilità non bastano: servono politiche concrete per garantire diritti reali nella vita quotidiana a prescindere dalla condizione di chi ha una fragilità.
La realtà è ben diversa da come viene spesso presentata: i veri problemi delle persone più fragili sono sempre più lontani dai tavoli dove si prendono decisioni. Le normative, spesso slegate dal contesto sociale, mancano di fondi e i progetti non si concretizzano. Vengono creati ministeri appositi, ma senza potere economico e con ministri che non conoscono le esigenze reali. In Italia, si preferisce l’apparenza alla sostanza. Sulla carta tutto sembra perfetto, ma alla fine ci si ritrova a combattere da soli sperando in un cambiamento che non arriva mai.
