Il decreto 62 del 2024 introduce un approccio personalizzato e integrato per superare le barriere e garantire un futuro migliore a oltre 330.000 studenti. Vediamo in concreto di cosa si tratta.
Il decreto legislativo 62 del 2024 segna una svolta nell’inclusione scolastica degli alunni con disabilità, introducendo il “Progetto di Vita individuale”. Questa riforma promette di trasformare radicalmente l’esperienza scolastica e le prospettive future di centinaia di migliaia di studenti, affrontando le criticità attuali e offrendo un approccio personalizzato che va oltre i confini dell’aula.
Qual è la situazione attuale degli alunni e alunne con disabilità nella scuola italiana
Secondo l’ISTAT, nell’anno scolastico 2022/2023, le scuole italiane hanno accolto circa 338.000 alunni con disabilità, con un aumento del 6% rispetto all’anno precedente. La disabilità intellettiva risulta essere la più diffusa (37%), seguita dai disturbi dello sviluppo psicologico (32%) e i disturbi dell’apprendimento e dell’attenzione (circa 20% ciascuno).

L’inclusione scolastica degli alunni con disabilità in Italia presenta ancora diverse sfide, in particolare per quanto riguarda la continuità didattica e la disponibilità di assistenti specializzati. Un dato preoccupante riguarda il frequente cambio di insegnanti di sostegno: sono circa 228.000 (1,6 alunni per insegnante) con un aumento del 10% rispetto all”anno precedente: +10%, ma il 30% non ha una formazione specifica. Quasi il 60% degli alunni con disabilità si trova a dover cambiare docente di sostegno da un anno all’altro, con picchi che raggiungono il 75% nelle scuole dell’infanzia. Questo fenomeno, stabile nel tempo e uniforme su tutto il territorio nazionale, rischia di compromettere la qualità e la continuità del percorso educativo di questi studenti.
La situazione degli assistenti all’autonomia e alla comunicazione, figure cruciali per l’inclusione scolastica, rivela marcate disparità territoriali. Mentre a livello nazionale si conta in media un assistente ogni 4,4 alunni, nel Mezzogiorno la situazione peggiora, con punte di un assistente ogni 9,5 alunni in Campania. Al contrario, le regioni del Centro mostrano una situazione migliore, con un rapporto di 3,7 alunni per assistente.
Anche le ore di assistenza settimanali variano significativamente: se la media nazionale è di 9,4 ore, che salgono a 12,7 per i casi più gravi, nel Nord e nel Centro gli alunni con maggiori difficoltà ricevono fino a 2 ore in più rispetto ai loro coetanei del Mezzogiorno. Inoltre, esiste una domanda di assistenza non soddisfatta che coinvolge il 4,6% degli alunni con disabilità a livello nazionale, percentuale che sale al 5,6% nel Mezzogiorno.
Per far fronte a queste carenze, spesso si ricorre a un aumento delle ore di sostegno. Tuttavia, questa soluzione non è ottimale, dato che le figure dell’insegnante di sostegno e dell’assistente all’autonomia sono complementari e non intercambiabili.
Un altro aspetto da valutare è l’accessibilità delle scuole: solo il 40% delle scuole è accessibile per alunni con disabilità motoria, il 17% dispone di segnalazioni visive per studenti con sordità o ipoacusia e solo l’1,2% ha mappe a rilievo e percorsi tattili per alunni con cecità o ipovisione. E per quanto riguarda la partecipazione alle attività scolastiche: l’87% partecipa alle uscite didattiche brevi, ma solo il 32% partecipa alle gite con pernottamento. Il 92% partecipa all’attività motoria, ma solo il 21% partecipa ad attività sportive extracurricolari.
La rivoluzione del Progetto di Vita
Il Progetto di Vita individuale, introdotto dal decreto legislativo 62 del 2024, mira ad affrontare molte delle criticità evidenziate nel sistema scolastico italiano per gli alunni con disabilità. Intanto vediamo le novità più importanti e dopo capiamo come queste novità andranno ad impattare.
- Valutazione unificata: l”attivazione del Progetto di Vita parte dalla certificazione della disabilità. il decreto prevede un unico momento di valutazione (“valutazione di base”) – ne abbiamo parlato qui – per determinare l’intera condizione di disabilità del minore, inclusa quella ai fini scolastici. Questo processo dovrebbe svolgersi entro 30 giorni, permettendo un’attivazione rapida dei sostegni necessari.
- Approccio multidimensionale: il Progetto di Vita viene elaborato da un’unità di valutazione multidimensionale, che include anche un rappresentante della scuola. Questo permette di allineare gli obiettivi specifici per l’inclusione scolastica con gli obiettivi generali del progetto di vita dell’alunno.
- Partecipazione attiva: si pone l’accento sull’autodeterminazione e la partecipazione attiva del minore con disabilità nella costruzione del proprio percorso di vita, compreso quello scolastico.
- Continuità dei servizi: il progetto mira a creare un ponte tra la scuola e la vita futura dell’alunno, coordinando meglio i servizi scolastici ed extrascolastici.
Ecco come potrebbe impattare sui vari aspetti negativi menzionati:
- Continuità didattica: il Progetto di Vita prevede una pianificazione a lungo termine che potrebbe incentivare una maggiore stabilità del personale di sostegno. Pur non risolvendo direttamente il problema del turnover degli insegnanti, potrebbe fornire una cornice di riferimento stabile per l’alunno, anche in caso di cambio di docente.
- Formazione degli insegnanti: la necessità di elaborare e seguire un Progetto di Vita personalizzato potrebbe spingere verso una maggiore specializzazione degli insegnanti di sostegno, riducendo la percentuale di docenti non specificamente formati. E il recente Decreto Scuola sembra andare in questa direzione.
- Assistenti all’autonomia e alla comunicazione: il Progetto di Vita, richiedendo una valutazione complessiva dei bisogni dell’alunno, potrebbe evidenziare più chiaramente la necessità di queste figure, spingendo verso una distribuzione più equa sul territorio nazionale e un aumento delle ore di assistenza.
- Disparità territoriali: l’approccio standardizzato del Progetto di Vita potrebbe contribuire a ridurre le disparità tra regioni, fornendo un quadro di riferimento comune per l’allocazione delle risorse e l’organizzazione dei servizi.
- Accessibilità delle scuole: includendo una valutazione delle barriere architettoniche e sensoriali nel contesto del Progetto di Vita, si potrebbe accelerare l’adeguamento delle strutture scolastiche alle esigenze degli alunni con disabilità. E questo rientrerebbe nel concetto di “accomodamento ragionevole” sempre introdotto dal decreto 62 del 2024 e di cui abbiamo parlato qui.
- Partecipazione alle attività scolastiche: il Progetto di Vita, concentrandosi sullo sviluppo complessivo dell’alunno, potrebbe promuovere una maggiore inclusione nelle attività extracurricolari e nelle gite scolastiche, considerandole parte integrante del percorso educativo.
- Coordinamento dei servizi: l’approccio multidimensionale del Progetto di Vita potrebbe migliorare il coordinamento tra insegnanti di sostegno, assistenti all’autonomia e altri servizi, ottimizzando l’utilizzo delle risorse disponibili.
- Prospettiva a lungo termine: estendendosi oltre il percorso scolastico, il Progetto di Vita potrebbe favorire una migliore preparazione alla transizione verso il mondo del lavoro o l’istruzione superiore.
- Coinvolgimento delle famiglie: il Progetto di Vita prevede un maggior coinvolgimento delle famiglie nella pianificazione educativa, potenzialmente migliorando la comunicazione e la collaborazione con la scuola.
Abbiamo usato molti condizionali. Questo perché, se da una parte il Progetto di Vita rappresenta un passo significativo verso un’inclusione più efficace, la sua reale efficacia dipenderà dall’implementazione pratica, dall’allocazione di risorse adeguate e dalla formazione continua del personale scolastico. E dalla volontà del personale scolastico di mettersi in gioco. Sarà fondamentale monitorare attentamente l’impatto di questa nuova misura per assicurare che porti a miglioramenti concreti nella qualità dell’istruzione e dell’inclusione degli alunni con disabilità.

