Lo dice anche la Garante per i diritti dell’infanzia: per i bambini con disabilità, oggi la scuola deve poter fare di più. E lo può fare superando innanzitutto la didattica tradizionale, che non può più rispondere alle pressanti esigenze di inclusione scolastica.
Oggigiorno il diritto allo studio, a differenza di quanto sancisce la Convenzione ONU sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza, e la nostra stessa Costituzione Italiana (art. 34) non è fruito da ogni bambino. Soprattutto chi ha una disabilità, da un problema fisico a uno cognitivo o neurologico, può avere difficoltà di accesso alla scuola per diversi motivi: dalla scarsa accessibilità delle strutture scolastiche, alla mancanza di preparazione dei docenti e degli insegnanti di sostegno. Su PERSONE ne abbiamo parlato diverse volte e abbiamo deciso di chiedere a Carla Garlatti, Autorità Garante per i Diritti dell’Infanzia, cosa ne pensi in merito.
In questa intervista, Carla Garlatti, garante per i diritti dell’infanzia e dell’adolescenza, discute le sfide nell’inclusione scolastica di bambini e adolescenti con disabilità. Si concentra sull’importanza dell’accessibilità, dell’accettabilità e dell’adattabilità dell’istruzione, sottolineando la varietà delle necessità educative speciali. Garlatti evidenzia l’importanza della collaborazione tra scuola e famiglia, e del ruolo delle scuole nell’educazione inclusiva. Parla anche del bullismo e della necessità di parchi inclusivi per il benessere complessivo dei minori.
Nell’intervista, la Garante evidenzia l’importanza di superare la didattica tradizionale in favore di approcci più inclusivi e adattabili alle esigenze dei bambini con disabilità. Sottolinea infatti (come sostenuto da noi su questa testata) come la didattica inclusiva possa beneficiare non solo gli studenti con disabilità, ma anche quelli senza, promuovendo l’apprendimento attraverso metodi diversificati, come l’uso di strumenti audiovisivi e interattivi. Questo cambiamento è fondamentale per creare un ambiente scolastico che accoglie e sostiene le differenze individuali degli studenti.
Ecco l’intervista integrale:
