Questa domanda non veniva posta in Italia né nel resto dei paesi industrializzati fino al 1998. Fino ad allora, almeno nelle Regioni che avevano intrapreso seriamente la campagna di vaccinazione antimorbillosa (come l’Emilia-Romagna, della quale ero il referente regionale per le politiche vaccinali), le famiglie seguivano le raccomandazioni ufficiali senza porsi particolari problemi.
Le cose cambiarono dalla fine degli anni ’90, dopo la pubblicazione del famoso articolo di cui parleremo più tardi che sollevava dubbi inquietanti sulla correlazione tra la vaccinazione antimorbillosa e l’insorgenza di malattie intestinali e soprattutto di autismo. Da allora molte persone vivono incertezza sulla reale opportunità di vaccinare i propri figli, incluse quelle che poi si orientano verso una risposta positiva.
Con questo contributo desidero richiamare alcune informazioni a supporto della ragionevolezza della scelta di vaccinare, cercando di evitare prese di posizione ideologiche o fideistiche.
Una questione di parole: perché “morbillo”
Inizio con un cenno alla storia del termine usato in Italia morbillo, che significa “piccolo morbo”, utilizzato per sottolinearne la relativa benignità. Ma benignità in confronto a che cosa, in periodi storici caratterizzati in passato da un’elevatissima mortalità infantile? Il termine morbillo era contrapposto al termine “morbo”, con cui si designavano in epoche diverse la peste (nel medioevo) o il vaiolo (nei secoli successivi). Ciò ha una spiegazione comprensibile, poiché effettivamente il rischio di morte da morbillo era notevolmente inferiore a quello da peste o da vaiolo. Tuttavia, nei nostri tempi questo termine riduttivo risulta soltanto falsamente rassicurante, come vedremo.
Il mito dell’innocuità: un errore di prospettiva
Curiosamente, poi, negli ultimi anni è ritornato in voga addirittura il tema dell’innocuità del morbillo, per cui alcuni sostengono, assolutamente a torto, che la misura migliore per affrontarlo sia favorire il contagio di gruppo. Tale misura è sostenuta da chi oggi è adulto, è sopravvissuto alla malattia e non ha ricordo dei morti per morbillo che c’erano alcune decine di anni fa. Ma ha lo stesso significato di quando sentiamo le persone di 50 anni o più sostenere che le cinture di sicurezza e il casco sono inutili, perché loro sono vive e sopravvissute all’assenza dell’obbligo del casco, dimenticando di dire che chi è morto a causa di quella carenza oggi non può testimoniare. E con la stessa logica io oggi non posso dire che la guerra è innocua, anche se chi mi ha generato era ovviamente tra i sopravvissuti al secondo conflitto mondiale.
Le tre domande cardine
Ora mettiamo in fila le 3 domande cardine:
- Quanto è pericoloso il morbillo?
- Quanto è efficace il vaccino antimorbilloso?
- Quanto è pericoloso il vaccino antimorbilloso?
1. Quanto è pericoloso il morbillo?
Il virus del morbillo è uno dei più contagiosi che esistano. In assenza di vaccinazione, quasi tutte le persone nel corso della vita vengono a contatto con il virus, anche se una piccola quota non manifesta clinicamente la malattia.
Va riconosciuto che la frequenza di complicanze gravi e mortali è crollata nei paesi industrializzati ben prima dell’avvento della vaccinazione, in concomitanza cioè con il miglioramento della qualità complessiva di vita per disponibilità di cibo, di riscaldamento e di igiene. Se nelle aree più povere e disagiate del pianeta la letalità (cioè il numero di morti rispetto al numero di ammalati) oscilla tra il 5 e il 30% e più, in Europa e negli Stati Uniti è attorno a circa 1-3 decessi ogni 1.000 ammalati. In assenza di vaccinazione, questo significherebbe per l’Italia una media di circa 100-200 morti all’anno per morbillo.
Le complicanze
Già questo sarebbe un dato pesante, ma ai decessi vanno poi aggiunti i casi con complicanze, né rare né trascurabili, soprattutto respiratorie e neurologiche:
- polmoniti (1-6%)
- otiti (circa 8%)
- encefaliti (circa 1 ogni 1.000 casi di morbillo), spesso causa di danni cerebrali permanenti
- cheratiti (3-10%)
- immunodeficit talvolta marcato (la cosiddetta amnesia immunitaria) per molti mesi, fino a un anno dopo la guarigione dalla malattia acuta, che aumenta la suscettibilità ad altre infezioni, soprattutto da pneumococco
- il morbillo può causare anche un calo di piastrine nel sangue (piastrinopenia), talora grave e persistente (1/3.000 casi di morbillo)
Chi è più a rischio?
La probabilità di complicanze gravi e/o mortali è maggiore in persone maggiormente suscettibili quali immunodepressi e donne gravide, ma assolutamente non esclusiva. Come si è verificato pochi mesi fa in Texas, il morbillo può uccidere anche bambini o adulti fino a quel momento sani.
2. Quanto è efficace il vaccino antimorbilloso?
Il vaccino antimorbilloso è in uso dal 1964, dapprima in forma monovalente, poi dal 1971 in forma combinata con quelli contro rosolia e parotite, denominato con l’acronimo MPR o MMR. Attualmente è spesso combinato anche con il vaccino contro la varicella (MPR-V).
È stato usato in molti miliardi di dosi e valutato in innumerevoli studi, il che significa che oggi ne conosciamo praticamente tutti gli effetti positivi e negativi. Per questo motivo rispondiamo in un unico punto alle due domande che ci siamo posti.
Efficacia individuale e di popolazione
L’efficacia del vaccino ha valori diversi se considerata sul singolo individuo o sulla popolazione.
Nel primo caso, l’efficacia della somministrazione di due dosi raggiunge il 90-95%, probabilmente per tutta la vita. L’efficacia sulla popolazione, invece, può rasentare il 100%, a patto però che la percentuale di vaccinati superi il 95%. In altre parole: una copertura vaccinale superiore al 95% degli individui è in grado di interrompere l’eventuale circolazione di virus importato in quella comunità e di contenere il numero dei casi a livelli estremamente bassi (al massimo qualche caso all’anno per continente, come era stato dimostrato nel continente americano fino al 2024), proteggendo in questo modo anche la piccola quota di non-responder alla vaccinazione.
3. Quanto è pericoloso il vaccino antimorbilloso?
La questione dell’autismo: una frode scientifica
Quanto alla sicurezza, togliamo subito di mezzo la questione dell’autismo. Il problema fu sollevato in modo che poi si rivelò fraudolento, in un giorno preciso, 28 febbraio 1998, con la pubblicazione sull’importante rivista medica The Lancet di un articolo a firma del medico inglese Andrew Wakefield e di alcuni suoi colleghi, nel quale si sosteneva con una serie di dati su 12 bambini studiati che il vaccino MMR era causa di autismo.
Tuttavia, indagini successive accertarono una serie di gravi irregolarità, tra cui un clamoroso conflitto di interessi non dichiarato da Wakefield, falsificazione dei dati presentati nello studio, e persino procedure invasive e dolorose perpetrate sui bambini autistici non autorizzate da alcun comitato etico. Da ciò derivarono dapprima la dissociazione di molti dei coautori dello studio, poi il ritiro dello studio da parte di Lancet, e infine la radiazione dall’Albo dei medici britannico di Wakefield.
In seguito a questa pubblicazione, in Gran Bretagna si ebbe comunque il crollo dell’adesione alla vaccinazione, specie nella città di Londra, con un aumento impressionante del numero di decessi per morbillo.
Gli studi successivi
La comunità scientifica internazionale avviò da quel momento in poi una consistente serie di studi volti a confermare o meno l’associazione probabilistica tra vaccinazione MMR e l’autismo. Ad oggi, sono stati condotti più di una decina di studi, che hanno coinvolto complessivamente molte centinaia di migliaia di bambini. In nessuno, nessuno di questi studi è stata confermata tale relazione.
Nonostante ciò, ancora oggi Wakefield e il suo articolo sono citati da molti che si ostinano a credere al suo studio del tutto inventato.
I veri effetti collaterali documentati
I possibili effetti collaterali del vaccino MMR ben documentati sono invece altri; riportiamo di seguito quelli più rilevanti:
- febbre, anche alta (1 – 6%) e convulsioni febbrili (1/3.000 dosi nei neonati)
- eruzione cutanea lieve (5%)
- dolori articolari temporanei (25%) o artrite temporanea (fino al 10%, per lo più nelle bambine, dovuti alla componente contro la rosolia)
- diminuzione temporanea del numero di piastrine (piastrinopenia) (1/22.000 prime dosi). Rispetto alla piastrinopenia da malattia morbillosa, quella da vaccino è quindi molto meno frequente e anche molto meno grave. Sono infatti rarissimi il riscontro di emorragie vere e proprie e la cronicizzazione, quest’ultima presente invece in ¼ dei casi dovuti a infezioni virali.
Conclusioni
La mia conclusione è semplice e perentoria: a fronte di rischi da malattia meno frequenti che in passato ma ancora presenti e a volte estremamente gravi, e con la disponibilità di un vaccino che ha amplissime caratteristiche di efficacia e di sicurezza, la scelta di gran lunga più opportuna è vaccinare i propri figli contro il morbillo.
Fonti
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- Frank DeStefano, Tom T. Shimabukuro. The MMR Vaccine and Autism. Annu Rev Virol. 2019 September 29; 6(1): 585–600.
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- N Soriolo, R Benoni, D Dalla Valle, et al. Adverse events following Measles-Mumps-Rubella and varicella immunization: A safety profile analysis and comparison of different vaccination schedules based on the Italian Pharmacovigilance Network in the Veneto Region. Preventive Medicine Reports 41 (2024) 102711.
- Giovanni Boniolo. Scienza, Pseudoscienza, Società. 2024, Zanichelli ed.
- Suzanne Huphries, Roman Bystrianik. Malattie vaccini e la storia dimenticata. 2018, Il leone verde ed.
- Kaitlin Rainwater-Lovett, William J Moss. Morbillo. Pagg. 1644-9, in: Harrison, Principi di Medicina interna, 20°ed., 2021, Casa Editrice Ambrosiana.
- William J. Moss. Measles Virus (Rubeola). 167, 2092-2097, in: Mandell, Douglas, and Bennett’s Principles and Practice of Infectious Diseases, Tenth Edition, 2025, Elsevier ed.
