Un progetto pilota in Carnia dimostra che allenare la mente degli anziani è possibile, efficace e strategico per le comunità
Potenziare il funzionamento cognitivo delle persone anziane che vivono nei paesini più sperduti della Carnia per renderle più indipendenti, attive e serene. E farle sentire meno sole e isolate. Questo è Silver in Alps, un progetto pilota promosso dalla Cooperativa Cramars di Tolmezzo, che racconta una storia che va oltre i numeri: quella di comunità montane che scelgono di investire sulle proprie persone anziane, trasformando una presunta fragilità in risorsa concreta.
I risultati: la mente si allena, a ogni età
Sessantacinque over 70enni di nove comuni carnici – Amaro, Cavazzo Carnico, Arta Terme, Comeglians, Ovaro, Ravascletto, Preone, Socchieve e Prato Carnico – hanno partecipato per tre mesi a un training cognitivo personalizzato, somministrato telefonicamente da operatrici formate dalla società triestina Optimens Srl-sb. Dodici conversazioni individuali, esercizi mirati su memoria, attenzione, fluenza verbale e funzioni esecutive. I risultati quantitativi e qualitativi, misurati attraverso valutazioni cognitive pre e post training e questionari, parlano chiaro: otto partecipanti su dieci hanno mostrato un incremento significativo dell’efficienza cognitiva globale. La stessa percentuale ha registrato miglioramenti nella memoria, soprattutto nel consolidamento e richiamo delle informazioni a lungo termine. Sette su dieci hanno potenziato le funzioni esecutive – flessibilità cognitiva, controllo attentivo, capacità di inibizione – fondamentali per gestire la vita quotidiana. E ancora, sette su dieci hanno mantenuto o migliorato le prestazioni in compiti attentivi e linguistici. Ma c’è di più. Il novanta percento dei partecipanti ha dichiarato di aver percepito benefici concreti: maggiore prontezza mentale, senso di autoefficacia, benessere emotivo. La relazione costruita tra operatrici e utenti, durante la parte più informale delle sessioni telefoniche, ha favorito un dialogo autentico e di scambio reciproco.

La Carnia: laboratorio di futuro in un territorio che invecchia
La Carnia non è un territorio qualunque. Questa regione montana del Friuli Venezia Giulia, incastonata tra le Alpi Carniche e le Dolomiti Friulane, conta circa 36.000 abitanti distribuiti in 28 comuni. L’invecchiamento demografico qui è particolarmente pronunciato: il 31,8% della popolazione ha più di 65 anni, una percentuale ben superiore alla media nazionale (24% secondo gli ultimi dati ISTAT). Nei comuni più piccoli e periferici – quelli definiti “ultraperiferici” – la percentuale sale ulteriormente.
Come molte aree montane italiane, la Carnia ha vissuto decenni di spopolamento. Tra il 1951 e il 2011 la popolazione è diminuita del 40%, con punte del 60% in alcuni comuni. Le ragioni sono note: mancanza di servizi, difficoltà nei trasporti, opportunità lavorative limitate. Ma negli ultimi anni qualcosa sta cambiando.
La Cooperativa sociale Cramars, fondata nel 1997 a Tolmezzo, è stata pioniera in questo cambiamento. Nata dall’idea che fare formazione e innovazione in montagna fosse possibile, oggi opera su tre ambiti principali: formazione professionale per giovani, adulti e aziende; innovazione sociale su temi come inclusione e sostenibilità; e animazione territoriale per valorizzare le risorse locali. Il nome si ispira ai “Cramars”, i mercanti ambulanti della Carnia, simbolo di quello spirito pionieristico che ha caratterizzato progetti come il Webus, un’aula multimediale itinerante che portava il digitale nelle comunità montane, e Innovalp, contenitore di ricerca dedicato alla montagna nato nel 2017. Con 1.300 corsi organizzati, 57 progetti realizzati e collaborazioni in 26 paesi, Cramars è riconosciuta tra le aziende più innovative del Friuli-Venezia Giulia e lavora in rete con comunità, imprese e istituzioni a livello locale, nazionale ed europeo, con la visione di rendere i territori montani protagonisti di un futuro sostenibile, dinamico e capace di offrire qualità della vita per tutti.
Il progetto Silver In Alps

Ed è proprio con questo spirito che nasce Silver in Alps, promosso dalla Cooperativa sociale Cramars, che ha curato la fase di sperimentazione del progetto, realizzata in partnership con Optimens Srl-sb, e finanziato con fondi PNRR nell’ambito del consorzio iNEST (Interconnected Nord-Est Innovation Ecosystem), coordinato dalla Libera Università di Bolzano. «Silver in Alps – spiega Stefania Marcoccio – è un progetto che nasce dal territorio per il territorio. Abbiamo costruito un modello replicabile di innovazione sociale radicato nei bisogni reali delle comunità e nelle reti locali. Il progetto unisce ricerca scientifica, tecnologia e partecipazione attiva delle persone, grazie ai Laboratori di consapevolezza che hanno aiutato i partecipanti a comprendere i processi legati al decadimento cognitivo. Ogni utente diventa protagonista del percorso e contribuisce a migliorarlo, generando valore per l’intera comunità. Non si tratta di un intervento assistenziale, ma di un processo trasformativo verso comunità più autonome e consapevoli, capaci di prendersi cura del proprio futuro».
I risultati del progetto sono stati presentati a Tolmezzo lo scorso 29 ottobre, alla presenza di Anna Zenarolla del Dipartimento di Studi Umanistici dell’Università di Trieste, Laura Pagani di Active Ageing, gruppo interdisciplinare dell’Università di Udine, Olga Puccioni, CEO di Optimens S.r.l. – sb, e Annalisa Bonfiglioli, Vicepresidente di Cramars. La fase di restituzione dei dati ha visto la partecipazione di rappresentanti locali e partner del progetto, tra cui Adelia Candotti della Comunità di montagna della Carnia, Paola Dario responsabile del Servizio sociale dei Comuni della Carnia, Daniele Cortolezzis, Project Manager di INEST per UniBZ, Ludovica de Giovanni per Optimens S.r.l. – sb e Raffaella Petris per Cramars.
Come ha spiegato Ludovica de Giovanni di Optimens: “I risultati di Silver in Alps sono stati valutati su due livelli: oggettivo e soggettivo. Il primo ha previsto test cognitivi completi all’inizio (T0) e al termine (T1) del percorso, per misurare i cambiamenti nei diversi domini cognitivi, tra cui memoria, linguaggio, attenzione e funzioni esecutive. Il secondo livello ha rilevato l’autopercezione dei partecipanti attraverso questionari sulla percezione delle proprie capacità cognitive e sul tono dell’umore, integrando i dati con il feedback finale sull’utilità e sui benefici percepiti del percorso. Questo approccio ha consentito di misurare in modo integrato sia l’efficacia reale del training cognitivo sia il suo impatto sul benessere emotivo e sulla qualità della vita dei partecipanti.
Silver economy: la risorsa nascosta (in bella vista)
Quella degli anziani come “peso” è una narrazione persistente e dannosa. La realtà racconta tutt’altro. Secondo il CENSIS, la cosiddetta silver economy – l’insieme di attività economiche legate alla popolazione over 65 – rappresenta oltre il 20% del PIL italiano. Gli anziani sono consumatori, risparmiatori, investitori. Ma soprattutto sono pilastri delle famiglie e delle comunità.
Un rapporto ISTAT del 2023 evidenzia che il 37% dei nonni italiani si occupa regolarmente dei nipoti, consentendo ai genitori di lavorare. Il 30% degli over 65 svolge attività di volontariato. Nelle aree rurali e montane, come la Carnia, il ruolo degli anziani è ancora più centrale: custodiscono saperi artigianali, presidiano il territorio, mantengono vive tradizioni culturali e linguistiche.
La popolazione anziana è spesso rappresentata come portatrice di fragilità o vulnerabilità, mentre le sue potenzialità restano nell’ombra. Questa narrazione riduttiva alimenta l’ageismo – pregiudizi e discriminazioni basati sull’età – che marginalizza le persone anziane proprio mentre l’invecchiamento demografico ridisegna i nostri assetti sociali ed economici.
Il tema è all’attenzione anche delle istituzioni europee. Il Joint Research Centre (JRC) della Commissione Europea ha pubblicato nel 2024 il documento “Shifting perspectives: addressing ageism in media narratives”, che denuncia come gli stereotipi negativi nei media incidano sul benessere psicologico e sociale degli anziani. «Servono sforzi coordinati e di lungo periodo», sottolinea il rapporto JRC. Occorre alfabetizzazione mediatica, partnership con giornalisti, formazione redazionale per riconoscere i bias, linee guida nazionali per una comunicazione age-sensitive.
Invecchiamento attivo: dalla teoria alla pratica
L’invecchiamento attivo non è solo uno slogan. L’Organizzazione Mondiale della Sanità lo ha posto al centro della strategia “Decade of Healthy Ageing 2021-2030”, definendolo come «il processo di ottimizzazione delle opportunità di salute, partecipazione e sicurezza per migliorare la qualità della vita delle persone anziane». L’Active Ageing Index dell’UNECE (Commissione economica per l’Europa delle Nazioni Unite) misura il potenziale degli anziani di partecipare attivamente alla società attraverso quattro dimensioni: occupazione, partecipazione sociale, vita indipendente e capacità di invecchiare attivamente.
L’invecchiamento attivo è una politica sociale di coesione che rende le comunità più resilienti. In Italia, la spinta verso la valutazione multidimensionale dell’anziano – che considera aspetti fisici, psicologici e relazionali – sta segnando un cambio di paradigma: da una visione assistenziale a una visione partecipativa e comunitaria.
Ed è proprio qui che Silver in Alps dimostra la sua rilevanza strategica. La letteratura scientifica conferma da anni l’efficacia del training cognitivo. Lo studio ACTIVE (Advanced Cognitive Training for Independent and Vital Elderly), pubblicato nel 2013, ha dimostrato che l’allenamento cognitivo personalizzato può rallentare il declino e proteggere l’autonomia funzionale anche dopo dieci anni. Altre ricerche mostrano che la plasticità cerebrale persiste anche oltre i 70 anni, se adeguatamente stimolata.
La vera innovazione di Silver in Alps sta nell’aver portato queste evidenze scientifiche in un contesto territoriale specifico, superando le barriere geografiche e logistiche attraverso la tecnologia. Il telefono permette di raggiungere persone che vivono in aree isolate, mantenendo la dimensione relazionale fondamentale per l’efficacia dell’intervento. La piattaforma tecnologica consente di personalizzare gli esercizi sui bisogni individuali, ma è la relazione umana tra operatrice e partecipante ad aver fatto la differenza.
Un modello replicabile per le terre alte
Silver in Alps si inserisce in un contesto più ampio di ripensamento delle aree montane, ed è un modello assolutamente replicabile. Negli ultimi anni, diverse iniziative hanno tentato di contrastare lo spopolamento delle Alpi: dalla legge nazionale sui piccoli comuni (legge 6 ottobre 2017, n. 158) alle strategie europee per le aree montane, dai progetti di smart working montano alle esperienze di co-housing intergenerazionale. Silver in Alps dimostra che anche nelle terre alte è possibile sperimentare soluzioni innovative e ad alto impatto sociale. Non si tratta di un intervento assistenziale, ma di un processo trasformativo verso comunità più autonome e consapevoli, capaci di prendersi cura del proprio futuro.
La chiave del successo del progetto? La collaborazione tra enti locali, servizi sociali, mondo della ricerca e cooperazione sociale. Ma, soprattutto, aver considerato gli anziani non come parte passiva, meri destinatari dei servizi, ma protagonisti attivi del cambiamento.
