Un progetto innovativo per offrire sollievo ai familiari che si occupano di persone non autosufficienti, con l’aiuto di operatori specializzati. Un esempio di collaborazione fra istituzioni e terzo settore per venire incontro alle esigenze di tanti cittadini che svolgono il ruolo di caregiver con sforzi notevoli e usuranti
Nell’Unione dei Comuni delle Terre d’Argine (Campogalliano, Carpi, Novi di Modena e Soliera) è nato un progetto pilota che potrebbe fare la differenza per migliaia di famiglie. Si tratta di un’iniziativa intitolata “Boccata d’aria”, pensata per offrire un sollievo concreto ai caregiver familiari, spesso schiacciati dal peso delle responsabilità di cura verso familiari disabili o non autosufficienti.
L’obiettivo è donare qualche ora di pausa, affidando le cure a operatori specializzati, senza interrompere l’assistenza necessaria.
Il progetto “Boccata d’aria”

Il progetto nasce grazie a una convenzione tra l’AUSL-Distretto Sanitario di Carpi, i Servizi Sociali dell’Unione delle Terre d’Argine e la Cooperativa sociale “Anziani e non solo”. L’obiettivo è fornire ai caregiver un momento di sollievo, riducendo il carico emotivo e fisico. Un’iniziativa che potrebbe diventare un esempio virtuoso per l’intero territorio nazionale, una risposta concreta a una delle sfide sociali più pressanti.
“Il progetto – ci dice Federico Boccaletti, Vicepresidente della Cooperativa sociale Anziani e non solo – è nato dall’esigenza di migliorare i servizi di sostegno e conciliazione tra lavoro e famiglia, soprattutto per i caregiver. Come onlus, partecipiamo a diverse reti europee che studiano il territorio e ci siamo accorti che, dopo la pandemia, il bisogno di sollievo per i caregiver è diventato una delle richieste principali in tutta Europa.
Storicamente, si ricorre ai ricoveri temporanei in strutture come le RSA, ma è una soluzione che presenta diversi problemi, come la scarsità di posti e il rischio di destabilizzare il paziente, soprattutto quando è costretto a lasciare la propria casa.
Abbiamo quindi guardato ad altre esperienze e trovato un modello interessante in Francia, basato su una tradizione dei nativi americani del Canada francofono chiamato “baluchonnage” che vuol dire “metto le tende a casa tua”. È un modello che si è diffuso in oltre 100 territori francesi e prevede un sistema di supporto domiciliare per i caregiver.
Dopo la pandemia, il bisogno di sollievo per i caregiver è diventato una delle richieste principali in tutta Europa.
“Abbiamo deciso allora di adattare e sperimentare questa idea anche in Italia, nel nostro territorio, un’area ricca di servizi e cultura, tra le prime in Italia a introdurre gli asili nido comunali. Qui abbiamo avviato nel 2020 un progetto sperimentale che, nonostante le difficoltà legate al COVID-19, ha avuto successo. Il servizio, chiamato “Boccata d’aria”, offriva quattro ore settimanali di sollievo ai caregiver, con un operatore formato che permetteva ai familiari di prendersi una pausa, uscire di casa o semplicemente riposare.
È stato realizzato in convenzione con il servizio pubblico, completamente gratuito per gli utenti, e ha avuto una durata sperimentale di due anni. Successivamente, grazie al successo ottenuto, è diventato un servizio stabile, con il coinvolgimento anche del distretto sanitario di Carpi e dell’ASL di Modena. Ora, il servizio è erogato in compartecipazione, cioè l’utente contribuisce al costo in base al reddito, ma le fasce più deboli continuano a essere esentate”.
Come funziona?
Per quattro ore settimanali, per un massimo di sei mesi, un operatore appositamente formato prenderà il posto del caregiver. Dopo una prima fase di conoscenza tra operatore e assistito, sarà anche possibile attivare il servizio per un intero weekend.
Il tutto sarà preceduto da un’analisi dettagliata delle necessità assistenziali da parte di un assistente sociale, per garantire un supporto personalizzato.
“Si prevede una modalità di pagamento tramite buoni servizio, gestiti da una piattaforma derivante dal welfare aziendale, messa a disposizione da Jointly, per facilitare il processo – continua Boccaletti – ogni pacchetto include quattro incontri da quattro ore ciascuno, per un totale di 16 ore, e può essere acquistato fino a sei volte nell’arco di un anno . Inoltre, c’è la possibilità di accedere a un pacchetto weekend, con 16 ore distribuite tra sabato e domenica.
L’operatore che assiste il paziente è adeguatamente formato e la sua professionalità può variare in base alle necessità specifiche del paziente: ad esempio non solo assistenti familiari formati ma anche educatori per bambini con disabilità cognitive o un OSS per anziani con problemi di salute. L’obiettivo è creare un legame di fiducia tra l’assistito e l’operatore, affinché l’interazione non sia solo assistenziale ma anche relazionale e stimolante. È un servizio molto innovativo, unico in Italia, perché si colloca a metà strada tra l’assistenza domiciliare e il ricovero temporaneo, puntando molto sulla fiducia e sulla preparazione degli operatori. Grazie al successo locale, stiamo ora espandendo il progetto a livello nazionale, collaborando con grandi aziende per offrire il servizio ai loro dipendenti in una decina di città del centro-nord”.
Il costo è agevolato o, in alcuni casi, del tutto gratuito. Grazie ai fondi pubblici, infatti, chi ha un ISEE fino a 10.000 euro o è riconosciuto come persona con disabilità, potrà usufruire del servizio senza pagare.
Si creano anche nuove opportunità lavorative per gli operatori qualificati, grazie alla collaborazione con l’Agenzia per il lavoro Umana. Sarà poi possibile testare il servizio per un mese gratuitamente, valutandone l’effettiva utilità.
I numeri dei caregiver in Italia
In Italia, si stima che i caregiver siano oltre 7 milioni. Tra questi, più di un lavoratore su tre (38%) assiste personalmente un familiare non autosufficiente, senza alcun supporto esterno, mentre il 33% si rivolge a professionisti o strutture private. Solo il 25% riesce ad accedere a servizi pubblici. Questi dati emergono dallo studio “Care 4 caregiver”, condotto da Jointly e Boston Consulting Group, su un campione di 12.000 dipendenti di vari settori.
Quasi un caregiver su tre dedica almeno 14 ore settimanali alla cura del proprio caro, un impegno percepito come “pesante” o “molto pesante” dal 30% degli intervistati.
Lo studio evidenzia che il principale aiuto pubblico utilizzato è l’indennità della legge 104, mentre le cure ospedaliere, spesso, sono accessibili solo privatamente: infatti, il 47% dei cittadini deve ricorrere a strutture private. Anche le cure domiciliari, come l’assistenza da parte di badanti o colf, gravano per il 51% sui cittadini sia dal punto di vista logistico che economico.
Il supporto ai familiari comporta anche notevoli costi economici. Il 17% dei caregiver spende oltre 10.000 euro all’anno per l’assistenza, spesso ricorrendo a fondi personali o familiari.
Le difficoltà riguardano soprattutto il carico mentale e la mancanza di tempo, tanto che il 56% vorrebbe poter sospendere l’attività di assistenza, mentre il 44% sente il bisogno di un supporto psicologico.
L’impegno dei caregiver si riflette anche nella loro vita lavorativa. Il 38% non ha segnalato la propria situazione al datore di lavoro per timore di ripercussioni, mentre il 23% dichiara di non aver ricevuto comprensione. Solo il 28% ha potuto contare sul supporto del proprio responsabile.
Questo progetto rappresenta un aiuto concreto ai caregiver e valorizza l’assistenza domiciliare come risposta ai bisogni delle famiglie in difficoltà. Un passo avanti verso una società più inclusiva, che non lascia soli chi che si prende cura degli altri.
