Nel mondo, circa 200 milioni di persone vivono con disabilità intellettive, di cui 1,3 milioni solo in Italia. Un numero importante, che rende ancora più prezioso il movimento Special Olympics, nato per promuovere inclusione e salute attraverso lo sport per le persone con disabilità. Nel momento in cui si tengono le Olimpiadi a Parigi, vogliamo ricordare l’importanza di fare sport anche per chi ha una disabilità e parlare di realtà come Special Olympics che fanno dello sport un modello fondamentale di inclusione sociale.
Special Olympics: le origini
Tutto ebbe inizio negli anni ’50 grazie a Eunice Kennedy Shriver, che si rese conto della mancanza di opportunità per le persone con disabilità intellettive. Nel suo giardino di casa, organizzò un campo estivo per giovani con disabilità intellettive, piantando i semi di quello che sarebbe diventato il movimento Special Olympics. Nel 1971, la Commissione Olimpica degli Stati Uniti riconobbe ufficialmente il nome “Olympics” al movimento, seguito dal riconoscimento della Commissione Olimpica Internazionale nel 1988. Oggi, Special Olympics è presente in 200 Paesi e promuove non solo lo sport, ma anche una cultura di rispetto e inclusione.
Special Olympics Italia
Di questo movimento globale fa parte Special Olympics Italia, un’organizzazione che sta facendo la differenza nella vita di migliaia di persone con disabilità intellettive attraverso lo sport. Ogni anno, più di 12.000 atleti partecipano a centinaia di eventi in tutto il paese, dimostrando che lo sport può essere un potente strumento di inclusione e crescita personale. L’idea alla base di Special Olympics è semplice ma rivoluzionaria: utilizzare l’attività sportiva non solo come mezzo per migliorare la salute fisica, ma anche come via per costruire autostima, relazioni sociali e autonomia. Questo approccio ha un impatto che va ben oltre il campo di gioco, influenzando positivamente la vita quotidiana degli atleti.
Uno degli aspetti più innovativi del programma è lo Sport Unificato, dove atleti con e senza disabilità giocano insieme nella stessa squadra. Questa pratica sta contribuendo a abbattere barriere e pregiudizi, dimostrando che lo sport può veramente unire le persone, indipendentemente dalle loro differenze. Special Olympics Italia offre una vasta gamma di discipline sportive, dalle più tradizionali come l’atletica leggera e il nuoto, a sport meno convenzionali come il dragon boat o il floorball. Questa varietà assicura che ogni atleta possa trovare uno sport che si adatti alle proprie passioni e abilità. Il fatto di appartenete a un movimento globale permette agli atleti italiani di avere l’opportunità di partecipare a eventi internazionali, ampliando i loro orizzonti e condividendo esperienze con persone da tutto il mondo.
Special Olympics e Comitato Paralimpico
Mentre Special Olympics e il Comitato Paralimpico possono sembrare simili a prima vista, in realtà sono due organizzazioni distinte con filosofie e approcci molto diversi allo sport per persone con disabilità. Special Olympics si concentra specificamente sulle persone con disabilità intellettive, offrendo un programma educativo che va oltre la semplice competizione sportiva. L’obiettivo principale è l’inclusione e la partecipazione di tutti, indipendentemente dal livello di abilità. In un evento Special Olympics, ogni atleta è celebrato e premiato, riflettendo una filosofia che valorizza lo sforzo e il progresso personale tanto quanto il risultato agonistico. D’altra parte, il Comitato Paralimpico segue un modello più simile alle Olimpiadi tradizionali. Le sue competizioni sono riservate agli atleti d’elite con disabilità fisiche, visive o intellettive, che gareggiano ai massimi livelli nelle loro discipline. L’enfasi qui è sulla competizione di alto livello e sul raggiungimento di prestazioni eccezionali. Entrambe le organizzazioni sono riconosciute dal Comitato Olimpico Internazionale, ma operano in modi fondamentalmente diversi. Special Olympics offre opportunità di allenamento e competizione continui, a livello locale, nazionale e internazionale, per atleti di tutte le abilità. Il Comitato Paralimpico, invece, organizza principalmente i Giochi Paralimpici, che rappresentano il culmine dell’eccellenza sportiva per atleti con disabilità.
Non solo sport
Special Olympics non si limita alla competizione sportiva. Uno degli aspetti più innovativi e basilari del movimento è l’Healthy Athletes Program, un’iniziativa che offre screening sanitari gratuiti e educazione alla salute per gli atleti. Il programma è guidato in Italia dalla Direttrice Nazionale Alessandra Palazzotti e dalla responsabile dell’Area Salute Alice Volpini. Durante gli eventi, si effettuano controlli specialistici in diverse aree della salute come optometria, odontoiatria, podologia, audiometria, fisioterapia, alimentazione e benessere emotivo. Ogni screening è condotto da professionisti sanitari specificamente formati per lavorare con persone con disabilità intellettive. La mission va oltre lo sport, perché mira a promuovere una cultura del rispetto e dell’inclusione nei giovani ma anche nell’intera comunità. Lo sport unificato vede coinvolti atleti con e senza disabilità intellettive in formazioni miste, a testimoniare il costante impegno per sviluppare la sensibilità dell’opinione pubblica e superare i pregiudizi. La comunità può e deve accogliere la diversità, nelle sue molteplici espressioni, riconoscendola come risorsa e non come limite. L’obiettivo è spostare l’attenzione su ciò che gli atleti POSSONO fare e non su ciò che non riescono a fare.
Il Programma Healthy Hearing
Chiara Del Corso, Presidente della Commissione di albo dei Tecnici audiometristi dell’ordine dei TSRM e PSTRP di Torino, Aosta, Asti e Alessandria e l’audioprotesista Laura Giulianati hanno completato la formazione come Clinical Directors del programma per i prossimi Special Olympics World Winter Games. “L’esperienza trascorsa con Special Olympics – ci dice Del Corso – è stata una delle più intense ed umanamente arricchenti da me vissute sotto vari punti di vista: il lavoro sinergico tra diversi operatori sanitari, la straordinaria e contagiosa forza degli atleti, il clima gioioso ed esaltante che si respirava tutto intorno hanno contribuito a tratteggiare i contorni di un’emozione vivida e radiosa. Il desiderio – fine a se stesso, e a se stesso bastante – di fornire assistenza a persone con difficoltoso accesso alle cure, applicando il protocollo audiometrico e audioprotesico, per integrare il percorso diagnostico e riabilitativo, ha permeato le lunghe giornate trascorse: cronaca di un impegno serio ma tutt’altro che gravoso. Il bilancio finale è sicuramente positivo e la tristezza dei saluti finali mitigata esclusivamente dalla consapevolezza che non sia stato un addio, ma un arrivederci, a presto”.
Gli screening audiometrici seguono un protocollo internazionale dettagliato per garantire i più alti standard di cura. L’obiettivo è informare gli atleti sulla cura delle orecchie e dell’udito, fornendo un orientamento per eventuali ulteriori esami, se necessario. In tre giorni, sono stati effettuati quasi 400 screening audiologici su oltre 3000 atleti, una concreta testimonianza dell’efficacia di un approccio integrato e centrato sull’atleta e sulla persona.
Il movimento Special Olympics, con i suoi programmi come Healthy Athletes e Healthy Hearing, è un modello virtuoso di inclusione e promozione della salute per le persone con disabilità intellettive, ma anche di una cultura di rispetto e comprensione.
