Mentre leggi internazionali e nazionali garantiscono – sulla carta -il diritto allo studio per tutte le persone, incluse quelle con disabilità, nella realtà per molti di questi bambini e bambine frequentare la scuola pubblica italiana sta diventando un inferno.
La mancanza di formazione idonea del personale scolastico e la resistenza ad approcci terapeutici validati come l’ ABA (Applied Behavior Analysis), riconosciuta tra i Livelli Essenziali di Assistenza, stanno privando molti bambini autistici di un’educazione adeguata.
Senza il supporto di professionisti qualificati, questi bambini vengono lasciati indietro, affidati a insegnanti di sostegno non sempre preparati o presenti in numero sufficiente. E spesso ignorati dagli insegnati di ruolo, che preferiscono affidare questi bambini ai colleghi di sostegno, come se non fosse affar loro.
Ora è il momento di fare un passo in più e capire come le famiglie possono far valere i diritti dei propri figli e figlie autistici e come poter aiutare i docenti di sostegno in questo percorso.
In questa live abbiamo proprio parlato di questo insieme a genitori, avvocati, consulenti ABA e insegnanti di sostegno, per capire come le famiglie possano difendere il diritto allo studio dei propri figli autistici.
La scuola non sa niente (o molto poco) di autismo
Il dibattito ha evidenziato numerose problematiche che ostacolano l’effettiva inclusione di questi bambini nelle classi regolari. Monia Gabaldo, medico autistica e madre di tre figli autistici, ha delineato alcune delle principali criticità: la mancanza di formazione degli insegnanti sull’autismo, la resistenza culturale e la scarsa collaborazione tra scuola, famiglie e terapisti.
Secondo Tatiana Comelli, consulente in Applied Behavior Analysis (ABA), l’introduzione di questa metodologia nelle scuole potrebbe fare la differenza. L’ABA, una scienza che indaga la relazione tra lo studente e l’ambiente, promuove strategie personalizzate per sostenere l’apprendimento dei bambini neurodivergenti. Tuttavia, Comelli sottolinea che spesso gli insegnanti rifiutino questa opportunità formativa.
Scuola e famiglia devono collaborare
Giuseppe Argiolas, docente di sostegno e membro del Comitato Italiano Insegnanti di Sostegno (CIIS), ha ribadito l’importanza di una collaborazione attiva tra scuola, famiglie e specialisti esterni. Tuttavia, ammette che questa cooperazione non sempre è efficace al 100%.
E se la collaborazione nono funziona…
L’avvocata Giorgia Rulli, esperta nella tutela dei diritti delle persone con disabilità, ha illustrato un caso emblematico: una famiglia di Bologna costretta a ricorrere al tribunale per garantire al proprio figlio autistico il diritto all’istruzione tramite il metodo ABA. Il giudice ha stabilito che la scuola dovesse adempiere a specifiche azioni, tra cui l’invio giornaliero di video per monitorare i progressi del bambino e l’assegnazione di un educatore formato con il metodo ABA. Rulli sottolinea che le famiglie non devono temere di far valere i propri diritti e, se necessario, intraprendere azioni legali. Tuttavia, auspica che il dialogo e la collaborazione siano sempre la via preferenziale per risolvere le controversie.
Il webinar ha messo in luce la necessità di un cambio di mentalità all’interno del sistema scolastico italiano. Monia Gabaldo ha evidenziato come alcune scuole abbiano adottato un approccio di squadra, coinvolgendo attivamente dirigenti, insegnanti, famiglie e terapisti, ottenendo risultati positivi per i bambini autistici.
In conclusione, l’inclusione scolastica dei bambini autistici richiede un impegno congiunto di tutte le parti coinvolte. È necessario superare le resistenze culturali, promuovere la formazione degli insegnanti su metodologie specifiche come l’ABA, e favorire una collaborazione costante tra scuola, famiglie e specialisti. Solo attraverso un approccio di squadra e il rispetto dei diritti di questi bambini, si potranno creare ambienti scolastici veramente inclusivi e promuovere il loro pieno sviluppo e benessere.
