Il tumore del colon retto rappresenta una delle principali cause di morte per tumore nelle popolazioni occidentali. La sua incidenza è in costante aumento, legata soprattutto agli stili di vita tipici dei paesi sviluppati. Per approfondire le conoscenze su questa neoplasia e comprendere le sfide che pone alla sanità italiana, abbiamo intervistato il Professor Riccardo Giampieri, oncologo presso l’Azienda Ospedaliero-Universitaria delle Marche di Ancona. Dalla dieta allo screening, dalle terapie al supporto psicologico, il Professor Giampieri ci guida attraverso le diverse fasi della malattia, mettendo in luce gli aspetti cruciali per una migliore gestione del tumore del colon retto.
Professor Giampieri, può spiegare cos’è il tumore del colon-retto e come si manifesta?
Il tumore del colon-retto è una neoplasia che colpisce il tratto gastrointestinale, e viene considerato uno dei “big killers” per la sua alta incidenza e mortalità, soprattutto nei paesi occidentali come l’Europa, l’America, e il Giappone. Questa neoplasia è caratterizzata da una crescita anomala delle cellule nel colon o nel retto, spesso identificata attraverso sintomi come sanguinamento rettale, alterazioni nelle abitudini intestinali e perdita di peso inspiegabile. Tuttavia, nella maggior parte dei casi purtroppo la comparsa di sintomi è associata ad una fase tardiva dello sviluppo della neoplasia che si può mantenere per molto tempo asintomatica.
Perché è particolarmente diffuso nei paesi con uno stile di vita occidentale?
La maggiore incidenza nei paesi occidentali è principalmente dovuta allo stile di vita e alla dieta. Una dieta ricca di grassi animali e povera di fibre, frutta e verdura è uno dei principali fattori di rischio. Anche la sedentarietà gioca un ruolo cruciale. In generale, uno stile di vita meno attivo, combinato con un’elevata assunzione calorica, aumenta il rischio di sviluppare questa malattia.
Quali sono gli altri principali fattori di rischio per il tumore del colon-retto?
Oltre alla dieta e alla sedentarietà, altri fattori di rischio includono il consumo di alcol, il fumo, l’obesità e un deficit di vitamina D. Quest’ultimo, sebbene meno noto, è stato associato a un aumento del rischio di sviluppare il tumore del colon-retto. Esistono anche fattori genetici come la sindrome di Lynch, una mutazione ereditaria che aumenta significativamente il rischio di sviluppare questo tipo di tumore. Un discorso a parte meritano i tumori del colon precoci, ovvero quelli diagnosticati prima dei 50 anni, i cui fattori di rischio non sono ancora ben chiariti. Nei tumori precoci una componente importante sembra essere legata alle forme ereditarie, con mutazioni genetiche che aumentano drasticamente il rischio di sviluppare il tumore nel corso della vita. Si stima che in un caso su quattro di tumori precoci sia coinvolta una mutazione genetica.”
Quali sono i sintomi e come si diagnostica generalmente il tumore del colon-retto?
I sintomi tipici sono spesso indice di una malattia già in fase avanzata. Il sanguinamento rettale o la presenza di sangue nelle feci sono i sintomi più classici di una fase relativamente precoce. Nei tumori del colon destro, con calibro più ampio, spesso la diagnosi avviene in ritardo, quando il paziente avverte una massa palpabile o presenta stanchezza secondaria ad una severa anemia da cronica perdita di sangue. La diagnosi si basa su diversi esami. Il più comune è la colonscopia, che consente di visualizzare direttamente l’interno del colon e del retto e di prelevare campioni di tessuto per diagnosi ed analisi molecolari. Altri test includono la ricerca di sangue occulto nelle feci e le tecniche di imaging come la TAC per valutare l’estensione della malattia.
Parliamo dello screening: come funziona e quanto è efficace?
In Italia, lo screening per il tumore del colon-retto è pubblico e solitamente inizia intorno ai 50 anni, con inviti a sottoporsi alla ricerca del sangue occulto nelle feci ogni due anni. Se il test è positivo, il paziente viene invitato a fare una colonscopia. Tuttavia, la partecipazione allo screening è ancora troppo bassa, il che limita la sua efficacia. In alcune regioni, l’adesione è solo del 20-25%, mentre sarebbe cruciale aumentare questa percentuale per migliorare la diagnosi precoce e, di conseguenza, la prognosi.
Quali sono le terapie disponibili per il tumore del colon-retto?
Il trattamento principale è di tipo chirurgico, con l’obiettivo di rimuovere completamente il tumore. Nei pazienti con malattia operabile, ma localmente avanzata va anche considerato l’impiego della chemioterapia e, in alcuni casi, della radioterapia. La chemioterapia adiuvante viene somministrata dopo l’intervento chirurgico per ridurre il rischio di recidiva. Purtroppo, non vi sono stati progressi significativi nell’introduzione di nuovi farmaci per la terapia adiuvante negli ultimi decenni ed attualmente la ricerca si è focalizzata sull’ottimizzazione di queste terapie, allo scopo di riuscire a selezionare almeno quel gruppo di pazienti che realmente possono trarre un vantaggio dal ricevere tale trattamento. Un discorso invece diverso va riservato a tutte quelle situazioni in cui la malattia si è già presentata con metastasi a distanza: nella maggior parte dei casi il trattamento non ha come obiettivo la guarigione del paziente, ma piuttosto un controllo a lungo termine della malattia, dei sintomi collegati alla malattia stessa ed agli effetti collaterali delle terapie proposte ai pazienti. Differenti tipologie di trattamento che comprendono chemioterapia, terapia a bersaglio molecolare ed immunoterapia vengono in questo caso utilizzate per cercare di rallentare l’evoluzione della neoplasia, cercando di non incidere troppo sulla qualità di vita del paziente.
Qual è il tasso di sopravvivenza per i pazienti affetti da tumore del colon-retto?
La prognosi varia a seconda dello stadio della malattia al momento della diagnosi. Le prospettive per i pazienti operati con tumore non metastatico vanno dal 90% di sopravvivenza a 5 anni per gli stadi precoci, al 30-50% in caso di coinvolgimento linfonodale. Per la malattia metastatica all’esordio, le percentuali si riducono fino a 0-10% in assenza di opzioni chirurgiche, mentre con l’asportazione delle metastasi si possono raggiungere aspettative superiori ai 3 anni.
E per quanto riguarda il follow-up dopo il trattamento?
Il follow-up è cruciale per intercettare eventuali recidive. Comprende esami del sangue che includono i marcatori tumorali come il CEA, e imaging tradizionale come la TAC. I controlli sono generalmente trimestrali/semestrali a seconda del tipo di esame per i primi tre anni e successivamente dilazionati a sei/dodici mesi nei due anni successivi. La colonscopia periodica è fondamentale per monitorare l’eventuale ricomparsa del tumore a livello locale, ma soprattutto per individuare precocemente la comparsa di altri secondi tumori dell’intestino, evenienza non infrequente in pazienti che già sono stati sottoposti ad intervento chirurgico per neoplasia colica.
Come vengono supportati i pazienti dopo la diagnosi?
La diagnosi di tumore del colon-retto è un evento estremamente stressante che richiede un adeguato supporto psicologico. Molte strutture ospedaliere hanno servizi di psico-oncologia dedicati, ma il supporto varia molto da una struttura all’altra. È essenziale che i pazienti abbiano accesso a un sostegno continuo per affrontare l’ansia, la depressione e le altre problematiche psicologiche che possono insorgere durante il percorso di cura.
Dalla sua esperienza, qual è il momento più difficile per i pazienti?
Il momento della diagnosi è certamente uno dei più difficili, poiché cambia radicalmente la vita del paziente e dei suoi familiari. Molti pazienti arrivano da noi senza essere pienamente consapevoli della gravità della loro condizione, il che rende la comunicazione della diagnosi ancora più complessa. Il supporto psicologico in questa fase è cruciale per aiutare i pazienti ad accettare la loro condizione e prepararsi al percorso terapeutico.
Come possono i pazienti e le loro famiglie migliorare la gestione della malattia?
È importante che i pazienti e le loro famiglie siano ben informati e coinvolti nel processo decisionale riguardante il trattamento. Avere un caregiver attento e una rete di supporto solida può fare una grande differenza. Inoltre, mantenere uno stile di vita sano, con una dieta equilibrata e attività fisica regolare, è fondamentale per migliorare la qualità della vita e l’efficacia del trattamento. L’accettazione della malattia è un processo lungo, da non sottovalutare. Purtroppo, non sempre il supporto psicologico è adeguato, anche per mancanza di personale o strutture. Un altro aspetto critico è la solitudine di molti pazienti, specialmente anziani, che non hanno caregiver di supporto durante le cure.
In conclusione, il tumore del colon retto rappresenta una grossa sfida per la sanità italiana. L’aumento dell’incidenza richiede campagne di prevenzione e promozione degli screening. Allo stesso tempo, notevoli progressi rimangono da compiere sul fronte terapeutico, ma anche sul lato umano della presa in carico globale del paziente.
Articolo realizzato con il supporto non condizionante di BAYER:

